Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Carlucci: “Dio fuori le mura, spero entri nel patrimonio scolastico”

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“Mio padre era di Acquaviva delle Fonti: faceva il servizio militare come artigliere scelto nel 1943. Il suo nome, come anche emerge dal racconto, è Stefano. Lui faceva ancora il servizio militare a Nettuno quando fu chiamato, e subito, a servire la madrepatria a Zara: una città italiana che si trovava nella stessa linea d'aria di Ancona, ma dall’altra parte dell’Adriatico. Era parte di una regione di confine: fu l’ultima città ancora italiana per alcuni anni dopo la guerra.”

Parole dell’artista, e pittore, Pino Patruno, in arte “Pino di Zara”: di Acquaviva delle Fonti. Uno fra i più giovani esuli giuliano-dalmati della Storia d’Italia, emerso pubblicamente grazie all’evento “10 febbraio, io ricordo” organizzato grazie al contributo del Comune di Acquaviva delle Fonti, dell’Associazione culturale “Liberi Di” (che lo ha nominato socio onorario), del blog GenLocal che ha prestato supporto alle attività dell’Associazione “Liberi Di”, e dei docenti e responsabili dei rispettivi istituti di scuola media superiore che hanno ospitato l’evento: il Don Milani e il Colamonico; annessa a quest’ultima sede anche la partecipazione del personale e degli studenti del Chiarulli.

“Dio fuori le mura” è, dunque, il racconto dell’esule: a sfondo biografico, ed autobiografico. Dove l’autore sottolinea la sua nascita, nel 1944, nella città di Zara (oggi Zadar, Croazia) al tempo della seconda guerra mondiale: una testimonianza per anni custodita fra le memorie di famiglia.

http://www.acquavivanet.it/attualita/5326-pino-patruno-dio-fuori-le-mura-il-ricordo-di-zara.html

Il Sindaco di Acquaviva delle Fonti, Davide Carlucci: “Io spero che questo racconto entri nel patrimonio scolastico acquavivese, se le scuole ne vorrano fare approfondimento. Ovviamente farebbero cosa egregia, ma devono essere le scuole a decidere in base ai loro programmi e alle loro impostazioni didattiche. Però mi sembrerebbe una cosa positiva: anche perché la testimonianza che ho visto e che ho sentito è stata molto bella. E molto umana. La testimonianza, dunque, di una persona, come Pino Patruno, che conosce bene la tragedia di quelle terre, l’ex-Jugoslavia, il disagio delle autorità italiane, e della vicende della sua famiglia. Come racconta anche l’amicizia fra un italiano e un capitano partigiano slavo. Una storia molto travagliata e complessa, ma alla fine è l’umanità a prevalere su tutto.”

L’Assessore alla Cultura della città, Antonia Sardone: “Per prima cosa, terrei a scusarmi per l’assenza ai dibattiti tenutisi la mattina dello scorso 10 febbraio negli istituti scolastici e in serata nella Sala Colafemmina. Momenti di grande importanza per il valore storico e culturale che li hanno caratterizzati. Ero fuori Acquaviva per motivi istituzionali ma ho avuto modo di informarmi sull’esito delle manifestazioni e ringrazio l’Associazione “Liberi Di” per il grande contributo dato nell’organizzazione. Credo che indagare sui fatti storici attraverso le testimonianze sia un ottimo strumento per poter comprendere a pieno alcuni avvenimenti che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra storia: soprattutto se ciò è accompagnato dall’analisi lucida di uno storico.  Nella nostra città abbiamo la fortuna di trovare ancora testimoni di importanti periodi della storia italiana e non solo: si pensi alla giornata della memoria e al giorno del ricordo. E credo sia fondamentale oggi per noi poter dar loro la possibilità di raccontarci la loro esperienza e ascoltarli per non dimenticare avvenimenti che rischiano di cadere nell’oblio. Ringrazio, dunque, i testimoni e i relatori che hanno saputo dare un apporto significativo alla manifestazione.”

Dal racconto: Pur essendo i miei genitori, in special modo mia madre, contenti di essere di nuovo con genitori e fratelli, il pensiero era sempre in viaggio per il meridione d'Italia”.

http://pinodizara.altervista.org/racconti.html

Ad Acquaviva, nel giro di poche ore dall’affissione, tutti i manifesti “10 febbraio, io ricordo” sono stati strappati e fatti sparire. Come strappato è però il senso di civiltà di coloro che hanno compiuto un simile gesto. – Dal blog GenLocal.

http://genlocal.wordpress.com/2014/02/12/il-10-febbraio-ragionamenti-di-la-dai-soliti-manifesti-strappati/

Dal post “Il 10 febbraio: ragionamenti di là dai soliti manifesti strappati”: Ancora oggi più lapidi alla memoria sono state profanate in diverse città italiane: tutto ciò è stato anche accompagnato da alcuni articoli di giornale, presenti anche on-line, impegnati ancora in tesi politiche riduzioniste. (…) Magari volte a mostrare che un’intera regione d’Europa, nota ai romani come l’Illyricum, poi parte posta sul mare che fu scissa dalla Pannonia, poi ultima frontiera dell’Impero Romano d’Oriente, poi Repubblica di Venezia, poi Italia di Napoleone (lo stesso che inventò il tricolore), poi Impero Austro-ungarico, poi luogo dei moti risorgimentali e del divieto di parlare in italiano nel 1909, poi ancora Italia, non sia mai esistita: con l’intento di dimostrare che era solo un territorio occupato dall’esercito italiano durante gli accadimenti del secondo conflitto mondiale. (…) L’occupazione nazi-fascista c’è stata: ha avuto luogo nell’entroterra dell’ex-Regno di Jugoslavia. È stata vergognosa. Criminale. Mentre alcuni territori posti sul mare, escludendo l’entroterra, erano palesemente di cultura italiana già dall’anno 1000: ovvero con l’espansione della Repubblica di Venezia. (Repubblica marinara aperta alla lingua franca.) Le foibe sono state un mezzo di pulizia etnica. In quelle terre volte sull’Adriatico, quelle che hanno conosciuto il Leone di San Marco, si doveva lavorare sull’estinzione dei cognomi e sulla possibilità di estendere nuovi confini.

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