Domenica 18 Novembre 2018
   
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Gli imprenditori di Acquaviva differenziano i rifiuti e nessuno lo sa

Domenico Maselli

 

Siamo d’accordo e condividiamo l’impegno e la strategia dell’Amministrazione Comunale sulle modalità di conferimento dei rifiuti differenziati e sul principio “meglio si differenziano, meno si paga”.

Bene farebbe l’Amministrazione Comunale a mettere in campo tutte le iniziative e i controlli affinché il conferimento dei rifiuti differenziati possa avvenire nel rispetto delle regole.

Bene farebbe l’Amministrazione Comunale a incoraggiare quei cittadini e imprenditori che con grande senso civico contribuiscono e s’impegnano costantemente a differenziare i rifiuti.

Gli imprenditori insediati nella Zona Industriale di Acquaviva delle Fonti, fanno la raccolta differenziata superando anche il 90% del totale dei rifiuti prodotti, purtroppo nessuno lo sa, oppure si fa finta di non sapere.

Infatti, le aziende artigianali e industriali che producono i rifiuti speciali, così come classificati dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, mentre per il Comune sono assimilabili agli urbani, provvedono autonomamente, attraverso ditte specializzate, alla raccolta, allo smaltimento e/o recupero.

La carta, i cartoni, la plastica, il vetro, gli oli esausti, scarti metallici, gli indumenti, le apparecchiature elettroniche, ecc. ecc., prodotti dalle imprese della Zona Industriale di Acquaviva sono una risorsa e non un rifiuto da discarica.

L’Ente Comunale continua a massacrare le imprese con aumenti indiscriminati della TARSU e inoltre, al danno si aggiungerà la beffa di un’ecotassa triplicata se non si raggiungeranno determinati indici di una raccolta differenziata imposta dalla Regione Puglia.

A questo massacro noi imprenditori non ci stiamo, vogliamo che siano applicate le regole giuste ed eque per tutti. Se la Zona Industriale rappresenta un grosso onere per il Comune nei confronti della ditta che effettua la raccolta urbana, siamo disposti ad auto gestirci. A noi i cassonetti nella Z.I. non servono, potrebbero essere tolti, la loro presenza è più una tentazione per chi non risiede in questa zona industriale e viene da fuori. Abbiamo le professionalità e le aziende giuste per gestire questo tipo di problema.

Gli imprenditori oggi sono penalizzati tre volte:

1)       pagano una tassa (TARSU) esagerata rispetto alla quantità di rifiuti prodotti;

2)       La tassa è in relazione ai metri quadri e, un opificio industriale sviluppa migliaia quadri;

3)       Oggi, la maggior parte delle aziende produce molto meno rispetto alle propria capacità strutturale a causa della crisi economica che attraversiamo.

Sarebbe opportuno rivedere alcuni aspetti nella gestione dei rifiuti e anche del regolamento per l’applicazione della tassa di smaltimento, diversamente le conseguenze saranno critiche per tutti.

 

Dott. Domenico Maselli

Delegato Territoriale Confindustria BA-BAT

Commenti  

 
#4 francoride 2015-07-29 16:17
Sono solidale con il dott. Maselli Anch'io condivido appieno quello detto saggiamente da dott. Masiello. Solo una cosa il sindaco e tutta la sua giunta fa finta di nulla!. Allora dichiariamo guerra.
 
 
#3 tonino santamaria 2014-01-23 17:01
Sin dal 1993, le imprese di Acquaviva, che hanno un contratto con ditta specializzata nello smaltimento dei rifiuti speciali e/o pericolosi, prodotti nella propria azienda, potevano detrarre le aree di produzione dalla superficie totale per cui si paga la tassa per lo smaltimento dei rifiuti equiparabili a quelli urbani. Una battaglia della CNA locale che richiedeva l'applicazione della legge in materia e che ha permesso alle imprese associate di risparmiare sui costi della tassa fin dal 1994 per le imprese che avessero presentato istanza al Comune entro il 10 novembre del lontano 1993.
Da allora, molte imprese, per risparmiare il pagamento della tessera CNA, hanno pagato il doppio della tassa dei rifiuti. Bollettino della CNA del 30/10/1993. Ben venga, che altre Associazioni abbiano capito, sia pure in ritardo, quello che è giusto che paghino le imprese. Se ogni associazione, se ne va per conto suo, il conto lo pagheranno sempre e solo le imprese locali.
 
 
#2 Felice Demarinis 2014-01-22 21:12
Concordo totalmente col Dott. Maselli. Aggiungo anche che lo smaltimento dei rifiuti speciali imposto dalla legge si aggiunge all'ennesimo balzello come la Tares (aumentata a dismisura), l'Imu (aumentata a dismisura). Su un capannone industriale pesano tasse calcolate sulla sola base della superficie che non tengono presente di quanto altre leggi già impongono. Si aggiungono tasse su tasse alle quali non corrisponde nessun servizio. Nessuno. Quello a cui assistiamo è il continuo apporto di rifiuti dall'esterno della zona industriale come divani usati, frigoriferi che invece dovrebbero essere smaltiti, macerie provenienti da cantieri e quanto di più strano si possa immaginare. Quando invece la maggior parte delle Aziende presenti provvedono addirittura alla raccolta differenziate dei bicchieri in plastica dei distributori automatici di caffè ormai presenti in moltissime attività.
Tutto questo va assolutamente rivisto e ricalibrato.
 
 
#1 Anonimo 2014-01-22 19:36
Condivido a pieno quanto scritto dal Dott. Maselli e credo che il punto di partenza deve essere quello di eliminare del TUTTO i cassonetti dalla zona industriale anche se qualche imprenditore non sarà contento perchè caro Mimmo i cassonetti sono sicuramente una tentazione per chi non risiede nella zona industriale però ti posso assicurare, ed è sotto gli occhi di tutti e mi meraviglio che gli organi di controllo comunali preposti non facciano nulla, che ad un imprenditore in particolare il cassonetto fà molto comodo perchè lo tiene nel suo opificio per riempirlo di rifiuti speciali, anche pericolosi, e quando è pieno lo posiziona lungo la strada affinchè l'operatore che gestisce la raccolta possa svuotarglielo.. ...!!!!
 

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