Sabato 17 Novembre 2018
   
Text Size

Immobili dismessi del Miulli. Lettera aperta di appello e diffida

miulli via_maselli_capagna

 Lettera

 Pubblichiamo di seguito la nota che l’Associazione pro Fondazione Ospedale Miulli, il Comitato Cittadino in favore dell’Ospedale Miulli e Cittadinanzattiva di Acquaviva delle Fonti hanno inviato nei giorni scorsi al sindaco Davide Carlucci, al governatore, mons. Mario Paciello, e per conoscenza anche alla Procura della Repubblica di Bari.

Il questa lettera appello le associazioni acquavivesi intendono porre all’attenzione dell’opinione pubblica la questione degli immobili dismessi dell’ospedale Miulli.

 

La Redazione

 

 

 

La questione dei vecchi immobili dell’Ospedale di via Gioia, abbandonati dal settembre 2006, fu energicamente sollevata dal Sindaco Pistilli, e gli è costata una condanna, poi appellata, per supposta offesa alla sacralità (!!!) del Vescovo-Governatore. Ora si ripropone il problema, perché dopo sette anni di abbandono finalmente si cerca una utilizzazione di quegli immobili. Ma la questione è sulla loro titolarità di proprietà e sugli obblighi conseguenti.

 

Premessa

 

I termini della questione sono chiari: varie leggi dispongono che gli immobili di una IPAB che si estingue vadano al demanio comunale. Tra le altre, la legge n. 833/1978, sull’istituzione del servizio sanitario nazionale, all’art. 66 afferma: “ Sono trasferiti al patrimonio del comune in cui sono collocati, con vincolo di destinazione alle unità sanitarie locali…b) i beni mobili ed immobili e le attrezzature degli enti ospedalieri…dipendenti dalle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB)”.

La legge n. 328/2000 “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” all’art. 10, comma h) afferma “nel caso di scioglimento delle IPAB, prevedere l’effettiva destinazione dei patrimoni alle stesse appartenenti, nel rispetto degli interessi originari e delle tavole di fondazione, … a favore prioritariamente, di altre IPAB del territorio o dei comuni territorialmente competenti, allo scopo di promuovere e potenziare il sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Le leggi sono chiare e vanno correttamente applicate da parte di tutti.

 

Nel merito dell’Ospedale Miulli

 

Dopo le vicende di questo ventennio, in cui si è cercato di trasformare fraudolentemente l’IPAB Ospedale Miulli in Ente Ecclesiastico Ospedale Miulli (per usurparne i beni) e dopo il chiaro pronunciamento del Consiglio di Stato nelle due sentenze del 9 maggio scorso, sentenze n. 2522 e 2529, in cui il Giudice respinge l’identicità tra Ente Ecclesiastico ed Ospedale Miulli, come vedremo, vanno prospettate alcune ipotesi, con conseguenti deduzioni giuridiche.

  1. A)Se si afferma che esiste un “Ente Ecclesiastico Ospedale Miulli”, nel cui nome firmerebbe l’atto il Vescovo-Governatore, vuol dire che l’IPAB Ospedale Miulli, sancita dal Decreto Reale del 1896, si è estinta, ed in questo caso i suoi immobili “sono trasferiti al patrimonio del Comune” e quindi il Governatore non ha titolo per firmare alcun atto relativo agli immobili, ma deve firmarlo il Sindaco di Acquaviva,città al cui patrimonio comunale essi sono transitati. In questo caso forse gli stessi immobili vanno concessi in comodato d’uso, e quindi gratuitamente, alla ASL, come avviene per gli istituti scolastici (Don Milani e Professionale) dati in comodato d’uso alla Provincia, trattandosi di rapporti tra amministrazioni pubbliche.
  2. B)Se il Vescovo-Governatore ritiene di firmare a nome dell’Opera Pia Ospedale Miulli, che è tuttora la vera e sola titolare della proprietà degli immobili dismessi e se elimina di conseguenza ogni riferimento all’Ente Ecclesiastico, che è soltanto un intruso mai autorizzato e mai autorizzabile, allora egli avrebbe anche titolo per firmare, confermando tuttavia che ogni eventuale introito per locazione va all’Ospedale Miulli e giammai all’Ente Ecclesiastico, e tanto meno alla Diocesi di Gravina o alla persona del Vescovo. Purtroppo nella relazione ai bilanci che la Dirigenza Ecclesiastica sta predisponendo, pagando profumatamente gli ‘esperti’, appare in modo opaco anche il coinvolgimento della Diocesi di Gravina nelle operazioni finanziarie dell’Ospedale e soprattutto delle società miste, come HIPAKO’E: a che titolo? Qual è il legame concreto tra il sedicente Ente Ecclesiastico e la Diocesi? A che titolo la Diocesi entra negli affari contabili dell’Ospedale? Non vorremmo che si tratti di una distrazione di soldi dai malati alla Diocesi e che non sia un modo criptico e surrettizio per dare attuazione al canone 1263, che autorizza il Vescovo ad “imporre alle persone giuridiche pubbliche (e figuriamoci le private!) soggette al suo governo un contributo non eccessivo (!) e proporzionato per le necessità della Diocesi”. Abbiamo il diritto-dovere di sapere se v’è commistione nei fondi dei servizi accessori tra la Diocesi o il Vescovo in persona, eludendo l’Ospedale. L’intrusione della Diocesi appare come subdola distrazione di fondi e perfino peculato, intromissione abusiva e usurpazione dei diritti finanziari dell’Ospedale, dei suoi malati ed in subordine della stessa Città (che può vantare diritti sul parcheggio a pagamento, che insiste su un suolo assoggettato con atto notarile al Comune). Il Sindaco deve pretendere la verità sui bilanci, farli analizzare da esperti di fiducia del Comune ed attivare, se vi fosse distrazione di fondi, denunce e alternanza , per grave tradimento dell’Ospedale e dei suoi malati. Firmi dunque il Vescovo-Governatore l’atto di locazione, ma con la garanzia che neppure un euro sia distratto dalla sua destinazione all’Ospedale ed ai malati (come nelle innumerevoli pingui consulenze, soprattutto a legali ed amministrativi, ecc., ecc.).
  3. C)Secondo le due recenti sentenze del CONSIGLIO DI STATO, del 9 maggio 2013, nn.2522 e 2529, non v’è alcuna identicità tra Ente Ecclesiastico ed Ospedale Miulli. Pertanto la formula “l’Ente Ecclesiastico Ospedale Miulli”, continuamente diffusa dalla Dirigenza Ecclesiastica e iscritta alla Camera di Commercio il 10 maggio scorso, è stata respinta dal Consiglio di Stato, che parla di due entità distinte e adotta la formula “L’ENTE ECCLESIASTICO CHE GESTISCE L’OSPEDALE F. MIULLI DI ACQUAVIVA DELLE FONTI”. Il gestore è una cosa, l’ente gestito è altra cosa, che non è sua proprietà, ma di Acquaviva, come afferma lo Statuto del 1896 tuttora vigente. L’assorbimento dell’Ospedale nell’Ente Ecclesiastico costituisce un’appropriazione indebita, una prepotenza , un furto, perché il Vescovo-Governatore è chiamato solo a gestire, secondo le norme e il Testamento e non a fare dell’Ospedale una proprietà ecclesiastica, gestendola da padrone e producendo la voragine di debiti, e speriamo che il Governatore, per conversione morale, si induca a risarcire i malati.

 

Appello al Sindaco ed al Governatore

 

Da Cittadini portatori di diritti relativi al lascito testamentario dell’avv.Miulli chiediamo al Sindaco di fare il suo dovere nella difesa della fondazione perpetua Ospedale di Acquaviva, a difesa della legalità, della verità storica e della giustizia, uniche condizioni che possono garantire uno sviluppo solido, sicuro e permanente dello stesso Ospedale e della nostra Città. Non si lasci irretire dalle manovre avvolgenti ecclesiastiche e tantomeno dalle minacce giuridiche che il Governatore usa mettere in campo, con soldi non suoi, ma sottratti ai malati, per pagare i migliori avvocati sulla piazza. Che vergogna!

Al Sindaco occorre civismo, ma anche fermezza e coraggio per una battaglia difficile, ma di civiltà e di progresso, per liberare la nostra Città, tenuta ostaggio dal potere ecclesiastico, che la manda in rovina (tribunale perso, sede lontana dalla Città, nostri lavoratori licenziati, forniture e servizi distribuiti in territori esterni ad amici e personaggi abbastanza strani, ecc.).

Il Vescovo-Governatore, che non è il padrone, ma soltanto gestisce la massima istituzione della nostra Città, deve rendere conto del suo operato e non può permettersi di espellere dal Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale i due Rappresentanti del Comune, che devono di diritto partecipare come vogliono la legge, la sentenza del 1790, la deliberazione consiliare, sollecitata dal Prefetto, del 13.12.1895, la prassi di esame delle delibere dell’Ospedale e affissione all’Albo Comunale, ecc.

Noi amiamo l’Ospedale Miulli ed Acquaviva e, per il loro bene, combattiamo le prepotenze, i soprusi, gli imbrogli, la corruzione. Il Sindaco ha le carte in regola per essere all’altezza della situazione: eserciti fino in fondo il suo ruolo d’ufficio, a cui è stato chiamato da una grande maggioranza di Cittadini. Non li deluda e stia attento ai colpi di coda, anche della Regione. Il Governatore, invece, mostri rispetto per l’Ospedale e per la Città di Acquaviva e si sottometta alle leggi di Dio e degli uomini.

 

Acquaviva delle Fonti, 14 settembre 2013

 

                                                               Associazione pro Fondazione Osped. Miulli

                                                                        Comitato Cittadino in favore dell’Osped.Miulli

                                       Cittadinanzattiva di Acquaviva d.F.-Assemblea del Sud-Est Barese

Commenti  

 
#1 e certo 2013-09-17 18:49
come dare torto al comitato cittadino. la situazione è cosi lapalissiana che non lascia adito a nessuna interpretazione .
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI