Martedì 20 Novembre 2018
   
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S.M. Maggiore riapre al culto nello splendore di quattro secoli fa

interno Santa_Maria_Maggiore

 

Ancora una volta Acquaviva delle Fonti fa parlare di sé! E lo fa nel segno di uno straordinario evento religioso, architettonico, artistico e culturale: la riapertura al culto della chiesa di Santa Maria Maggiore. Nel 50° Anniversario dell’istituzione parrocchiale, lunedì 9 settembre 2013 alle ore 19.00, in una solenne Celebrazione Eucaristica preseduta dal vescovo, S.E. Mons. Paciello, verrà consacrato il nuovo altare maggiore della chiesa un tempo anche detta dei Padri zoccolanti.

Sotto la tenace spinta del parroco, don Mimmo Natale, e l’egregia direzione dell’architetto Anna Maria Lucarelli, i lavori di restauro durati oltre un anno (sorprende la loro efficace celerità) hanno riguardato il riconsolidamento delle fondamenta, il ripristino della originaria zona presbiterale (in seguito all’abbattimento di un muro innalzato qualche decennio fa) nonché il rifacimento delle coperture ed i nuovi sistemi di deflusso delle acque meteoriche.

In un triduo precursore e quasi propedeutico alla riapertura al culto della chiesa, sono state organizzate tre serate particolarmente intense e per certi versi complementari tra di loro, destinate a far pregustare al popolo l’evento topico di lunedì 9 settembre. Nello specifico, in questa sede, appare opportuno ricordare brevemente la catechesi di venerdì 6 u.s. dai caratteri storico-liturgico-teologici, tenuta proprio da don Mimmo Natale all’interno della sacra fabbrica.

Senza alcuna ambizione di esaustività le seguenti note non danno giustizia alle profonde e suggestive parole, ricche di enfasi ed emozione, con cui il parroco ha tracciato il processo fisico e spirituale che ha condotto al completamento di lavori aventi l’indubbio merito di aver riportato all’antico splendore una delle chiese più suggestive della nostra città.

L’abbattimento del muro che negli anni Cinquanta fu innalzato per ricavare gli ambienti della sacrestia contribuisce, entrando in chiesa, a suscitare nell’osservatore una chiara percezione di maggiore profondità dell’intera struttura evidenziando (in maniera quasi impercettibile) l’asimmetria dell’area presbiterale. Non si tratta di un errore strutturale e/o di calcolo fatto dai nostri padri costruttori chiamati - quattro secoli fa - ad erigere l’edificio sacro, ma anzi di una chiara capacità progettuale in chiave orientaleggiante. Infatti, nelle raffigurazioni ortodosse della croce il Cristo ha, assai spesso, il capo chino verso destra; in tal senso l’area presbiterale della fabbrica, leggermente asimmetrica verso destra, contribuisce a definire nella planimetria della chiesa una croce non perfettamente in parallasse ma lievemente ricurva nella parte superiore.

Nella sua esposizione, don Mimmo Natale ha subito evidenziato il ruolo fondamentale dei simboli liturgici in grado efficacemente di aiutare la preghiera del fedele; cosicché - in un tour catechistico-liturgico - il parroco ha guidato gli astanti partendo proprio dall’ingresso della chiesa. Qui, don Mimmo evidenziava che si è voluto dare l’idea - anche nella facciata della chiesa - di una “casa domestica”: il termine ‘parrocchia’, infatti, deriva dal greco paroikìa, ovvero, ‘vicino alla casa’. La parrocchia deve essere considerata dai propri parrocchiani come un ‘luogo sicuro’, confortevole, ‘amico’, appunto, un luogo vicino alle proprie dimore, alle proprie case. In definitiva, il messaggio che deve passare è quello di vedere sì la chiesa come “casa di Dio” ma anche e soprattutto considerare Dio come un “Vicino di casa” (una figura di cui potersi fidare!).

In tal senso il portale d’ingresso assume un significato importantissimo: è qui che il Signore convoca i suoi figli, è qui che il popolo di Dio deve iniziare a sentirsi accolto. Insomma, Cristo è la “Porta” attraverso cui “entrare” nel mistero della vita e dei suoi valori più profondi.

Oltrepassata la soglia, rispettivamente a sinistra e destra del corridoio centrale, si trovano i luoghi della “nascita” alla Luce e della “rinascita” al perdono di Dio; il battistero ed il confessionale, infatti, sono collocati frontalmente intendendo, appunto, il continuo legame che deve sussistere tra il perdono di Dio ed il ritorno alla purezza del battesimo.

Proseguendo lungo le navate laterali, nel rispetto di quella che era in passato anche la funzione cimiteriale delle chiese, è possibile scorgere diverse tombe ed ipogei dei nostri padri con lapidi e stemmi che ricordano alcune nobili famiglie acquavivesi, e che trovano qui la propria dimora eterna.

Percorsa interamente la corsia centrale della chiesa si giunge ad un maestoso ambone in pietra viva; le sue dimensioni evocano rapidamente la solennità del luogo ove è proclamata la parola di Dio. La struttura, in una forma che protende verso i fedeli, pare voglia significare che il Verbo divino viene abbondantemente riversato sul suo popolo; poi, spetta a noi riuscire a comprenderne l’importanza e seguirne gli insegnamenti.

Si giunge così all’altare centrale: roccia viva. Una mastodontica struttura il cui impatto visivo richiama immediatamente l’idea della solidità, della compattezza, dell’imponenza. Ambone ed altare (in pietra della nostra Murgia) si richiamano a vicenda grazie alla rispettive strutture; l’ambone, prisma proiettato verso l’alto rappresenta l’asse verticale che – attraverso la Parola - lega Dio agli uomini; l’altare, prisma orizzontale simboleggia il banchetto eucaristico aperto a tutto il popolo di Dio e mensa cui tutti siamo invitati a partecipare. Dalla fusione di queste due dimensioni (verticale ed orizzontale) “nasce” maestosamente la croce al cui centro si staglia il tabernacolo, il Cristo risorto; punto focale capace di rapire l’osservatore sin dal momento in cui varca la soglia d’ingresso della chiesa.

Rispetto alla precedente versione, la nuova area presbiteriale si è abbassata di diversi centimetri (quasi voglia essere più vicina al popolo orante!) ed anche la cattedra del celebrante è decentrata sulla sinistra assegnando, all’officiante, un ruolo quasi defilato rispetto alla figura centrale e protagonista della messa: il Cristo.

Sempre nel presbiterio, la croce dell’originaria pavimentazione è stata portata a filo del nuovo pavimento rimarcando ancora una volta la volontà di tornare alle origini. I restauri hanno, altresì, riportato alla luce splendidi affreschi come, addirittura, in un caso, ove per metà, se ne sovrappongono due di suggestiva bellezza e di epoche assai diverse.

Sebbene molte tele necessitino ancora di opere di recupero, si è voluto riscattare e ricollocare tutti i manufatti sacri dell’antica chiesa; la tela della Madonna assunta che troneggiava centralmente sulla parete abbattuta è stata collocata sui muri del presbiterio proprio a voler ricordare la presenza di Maria all’interno del Cenacolo. Prospicente ad essa è stata posta la tela della dormizione della Madonna.

Anche la volta della chiesa ha riservato sorprese; dopo essere stata occultata per secoli è tornata visibile una splendida fuga di tre greche che richiamano le decorazioni dell’arco centrale absidale.

Un’ultima novità Don Mimmo l’ha riservata ai più piccoli adibendo una baby-room insonorizzata (attigua al presbiterio) da utilizzare durante la celebrazione eucaristica allorquando i bambini – intrattenuti da animatrici e/o genitori – potranno partecipare al rito nel modo in cui può farlo un bimbo di pochi anni: il gioco.

Così, dopo anni di lavori e centinaia di migliaia di euro investiti apre al culto una delle più belle chiese di Acquaviva delle Fonti; una fabbrica che al proprio interno presenta anche una serie di chiari rimandi alla città di Acquaviva: numerosi sono, infatti, i riferimenti che nei secoli sono stati lasciati dai nostri padri a simboleggiare l’amore profondo per la nostra comunità e verso la nostra città (il suo skyline, le sue acque, i suoi pozzi sorgivi, finanche i mascheroni apotropaici di palazzo de Mari …ma per tutto questo si rimanda il lettore ad una prossima puntata!).

Infine, per la serie “non si butta via nulla!”, tutti i fedeli che vorranno potranno contribuire alle enormi spese sostenuti acquistando dei fantastici manufatti ricavati dal legno disinfettato dei vecchi banchi sostituiti da nuove e comode panche recanti, impresse nello schienale, l’effige del 50° anniversario della parrocchia di Santa Maria Maggiore.

Commenti  

 
#1 cittadino che guarda 2013-09-08 16:38
Don MImmo Natale grazie . Una sola parola: sei veramente grande-
 

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