Lunedì 19 Novembre 2018
   
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La Liberazione: il 25 Aprile degli italiani

tricolore

  

Le istituzioni della Repubblica italiana commemorano oggi il 68° Anniversario della Liberazione: ovvero, il passaggio “storico e sociale” dall’Italia dell’occupazione, del fallimento della dittatura e della guerra, all'Italia democratica, moderna, costituzionale e occidentale: segnata quest'ultima dall'ingresso delle truppe angloamericane in Italia e dall’azione di numerosi gruppi partigiani, antifascisti, e di diverso colore politico. Tra i quali spiccava quello comunista: propenso al Patto di Varsavia.

L'occupazione, il fallimento della dittatura, la guerra: tutte di responsabilità nazi-fascista. Un'occupazione che ha profondamente diviso il paese, denotando la spietatezza del metodo dittatoriale, e la perenne, e ricercata, militarizzazione degli italiani, sin dalla prima infanzia: dove finanche gli stessi progressi promossi dal ventennio, come la prima impostazione del Codice Civile o la prima raccolta differenziata, vennero subito spazzati via dal peso della cultura violenta, razzista (dopo le leggi della vergogna del 1938) e liberticida; tipico aggettivo di qualsiasi regime dispotico monopartitico o monoconfessionale...

L'Italia democratica, moderna, costituzionale e occidentale: quella dei diritti che diamo oggi ancora per scontati, quella della libertà di opinione e di espressione, quella laica, dei diritti civili e umani, liberali… quella fondata da un'etica riflessiva che detesta il nichilismo sociale e che rispetta la dimensione del sacro, della patria. Quella fondata sul lavoro, sulla coesione sociale fra i cittadini. Che fa del lavoro la dignità dell’individuo.

Ma quanto è importante ricordare la Liberazione? È davvero saggio mutarla in un'espressione di parte? O forse è tempo che gli stessi italiani ne facciano un momento di riflessione, di cultura, anche emancipato dal storicismo e dalla politica?… (Senza perdere la memoria)

Non esponiamo ora giudizi affrettati, ma riflettiamo: quanta democrazia c'è oggi in Italia? Il giusto quanto basta. Forse se ne potrebbe avere anche di più. Con più partecipazione dei cittadini e maggiore trasparenza. Quant'è importante emanciparsi per la difesa della democrazia? Molto. Tanto. Perché se non sconfiggeremo questa crisi, economica e sociale, un giorno nulla impedirà a prossime potenze, anche dittatoriali, anche societarie, di “comprare” l'Italia e i figli degli italiani... E ciò va pensato affinché i nostri diritti umani, civili, collettivi, morali, valgano molto più del dio denaro.

Quanto è importante ribadire che l'Italia è Repubblica democratica fondata sul lavoro? I risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti… Il costo del lavoro è divenuto quasi un'asta al ribasso: a chi offre di meno. A chi licenzia di più. A chi delocalizza di più. Perché si rischia il fallimento, o il mero calo dei profitti che dovrà comunque conseguire a un ridimensionamento del numero dei dipendenti… Perché, forse, si è tartassati dalle imposte. O altri saranno i motivi. O perché, non essendo la società d’impresa italiana e “legata giuridicamente al territorio”, non ha interesse alcuno al destino di quei ultimi soggetti economici noti al nome di “famiglia”.

Facciamo monito intelligente della Liberazione: non lasciamoci svalutare, non lasciamoci dividere, non lasciamo che il nostro paese reale e le nostre istituzioni corrano su binari diversi. Si rifletta sul bene comune e si riparta da noi stessi, dalla nostra libertà e dalla nostra democrazia: senza aspettare il fondo della crisi, gli uomini-massa.

Per concludere: non dimentichiamo di portare con noi il ricordo di coloro che, in seno alle proprie coscienze, dal profondo, hanno creduto e combattuto, lasciandone la vita, per un’Italia giusta. Non dimentichiamo chi è morto in questa guerra fra italiani: gli stessi italiani. Meditiamo.

 

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