Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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10 Febbraio: "Sarà dimenticato dalle scuole?"

10 febbraio

 

Sarà dimenticata? Il 10 Febbraio è nota come la Giornata del Ricordo. Quella dei martiri e degli esuli delle Foibe: vittime della Storia e involontarie protagoniste di circa 60 anni di silenzio. Italiano e non.

350.000 esuli: italiani istriani, fiumani, dalmati. Circa 11.000 vittime: fra esecuzioni, stupri. E altre cose: rimaste non più trapelate, ma che restano tragiche vicende del confine orientale italiano. Che si verificarono fra il mese di settembre e quello di novembre del 1943 o dopo il 25 aprile 1945. Con corpi, animati e inanimati, gettati nelle cavità carsiche: nelle così dette “foibe”. Per molto tempo, rimaste queste ultime in fondo all'oblio della Storia o di una nota ideologia politica.

La Legge n. 92 del 30 marzo 2004 istituisce il 10 Febbraio quale Giornata del Ricordo: al fine di conservare e rinnovare una memoria. Fatta di fosse comuni, di pulizia etnica. E per mano dei partigiani comunisti di Tito.

In questa Giornata sono, per legge dello Stato, previste iniziative per: diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani nelle scuole pubbliche; e realizzare studi, convegni, incontri e dibattiti. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate: ponendo rilievo anche al contributo dello sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale o all'estero.

Ecco una cosa che difficilmente può essere negata: prima del 2004, vi fu un gran silenzio. Oggi, dopo aver varcato i 150 anni di unità nazionale, si avrebbe forse ancora bisogno di costruire, fra gli italiani, una Storia comune. Perché sarebbe già crollato un muro, a Berlino, ma non sono, forse, ancora crollate certe censure: che talvolta trovano spiccata radice, o voluta nidificazione (in ipotesi, forse, remote), in alcune istituzioni comunali, in alcune realtà associative, o in alcune scuole pubbliche o licei d'Italia. Ma, badiamo bene, ricordare le Foibe sarebbe un gesto “normale”: di assoluta normalità, di assoluta civiltà e di autentica emancipazione. Da tutti gli errori del passato. E da tutte le ideologie liberticide e dittatoriali.

Perché le Foibe – guarda caso - servono a ricordare la fuga, la persecuzione di fascisti come di antifascisti, o di gente comune: perché accusati di essere italiani. Troppi cognomi italiani, in una terra ormai contesa fra blocchi sovranazionali, dove è stata riconsegnata all'Italia la sola città di Trieste.

Giacché, ai più giovani, non raccontiamo favole, rievochiamo, ora, un particolare discorso fatto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: proprio due anni fa, in occasione di una cerimonia istituzionale. “Va ricordato l'imperdonabile orrore contro l'umanità, l'odissea dell'esodo, del dolore e della fatica che costò a fiumani, istriani e dalmati. Per ricostruirsi una vita nell'Italia tornata libera e indipendente, ma umiliata e mutilata nella sua regione orientale. E va ricordata la “congiura del silenzio”, “la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell'oblio”. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali.”

Chissà se queste parole avranno lo stesso peso, in alcune scuole pubbliche, il prossimo 10 febbraio.

Don Angelo Tarticchio: lapidato e presentato nudo alla madre, rese l'anima a Dio con in capo una corona di filo di ferro spinato. Giuseppe Cernecca: dopo la violenza e il vilipendio del corpo, la sua testa venne in seguito usata per una macabra partita di pallone. Le sorelle Radecchi, Albina, Caterina e Fosca: arrestate nei giorni successivi l'8 settembre '43. Catturate dopo una razzia notturna nel proprio domicilio. Deportate e indotte in schiavitù. Violentate in più occasioni, fin quando si decise la loro morte. Nel giorno dell'esecuzione esse vennero nuovamente violentate e, come fa fede la relazione del maresciallo Harzarich, il corpo di Albina venne recuperato senza indumenti intimi; mentre quelli delle altre due sorelle erano solo strappati. Il corpo di Albina venne ritrovato con una ferita da arma da fuoco sulla testa, a differenza delle due sorelle minori: che invece presentavano fratture al cranio. Poiché, forse, gettate nella foiba ancora vive. Norma Cossetto, giovane studentessa universitaria: violentata e torturata per giorni da diciassette partigiani titini. Venne uccisa e gettata in una foiba.

 


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