Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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2013: "Ancora guardare al bene comune?"

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Questa pagina è dedicata ai nostri lettori. Alle loro risposte. Iniziato un nuovo anno, torna la madre di tutte le domande: “Si può ancora guardare al bene comune?”… Oggi, non è facile la risposta: visto che, già come comuni cittadini, siamo tutti bravi a parlarne, come è altrettanto vero che se le cose non vanno bene, dal Comune fino ai palazzi più alti, è anche nostra la responsabilità. Ma questo rimane un concetto già vecchio, anche se rigorosamente ribadito.

Volevamo, un anno fa, lanciare un monito ai giovani acquavivesi: “Se proprio volete credere nel bene comune, pensate senza bandiere. Non ripudiatele, ma sappiate porre fine al trittico “ideologia-emozione-grandi temi”, per lasciare spazio a “progettualità-razionalità-territorio”: pensate e non siate pensati. Sappiate privilegiare per primo il vostro punto di vista, i vostri veri problemi. Il vostro concetto di comunità venga sempre da voi inteso in senso dinamico: perché ogni società è soggetta a continui cambiamenti, purché resti sempre una società coesa. Purché resti sempre la vostra società.”

Inutile dire che, come cittadini, la nostra razionalità è la migliore cura ai nostri malanni sociali:

avevamo immaginato da dove si poteva ripartire. Un processo collettivo di auto-coscienza, la ricerca di una Polis Sostenibile, di un laboratorio per la rivalorizzazione delle nostre risorse. Un networking espressione di un costante forum cittadino costituito da associazioni, scuole, imprese, esercizi. Il tutto per far ripartire il concetto di produttività della Polis, come monito a un nuovo modo di fare politica partendo dal basso, a “chilometro zero”.

http://www.acquavivanet.it/attualita/2633-invito-ai-lettori-qcome-guardare-al-bene-comuneq.html

Secondo alcuni lettori, già da dodici mesi addietro, il bene comune era sentito come sinonimo di “trasparenza politico-amministrativa” e Piazza Tahrir” (“Michele Natale”: a cui giriamo volentieri i nostri saluti, invitandolo in merito ad esprimersi, quanto prima, liberamente, come Presidente del Centro Studi Lucarelli, sui temi annosi della “Questione Antenna” di “Piazza” Felice Della Torre).

Proponiamo, ora, in particolare, un commento: #3 curioso, 2012-01-02 21:56 – “Per il bene comune, bastano due regole: prima regola, accessibilità, per chiunque, immediata (massimo 3 giorni) e senza formalità ad ogni documento, a lettera, atto, su supporto cartaceo o magnetico o informatico in possesso degli enti locali, regionali o nazionali (salvo se si tratta di documenti segretati con apposito provvedimento pubblico degli organi preposti); seconda regola, gli amministratori di enti locali, regionali e nazionali possono rimanere in carica solo per cinque anni, al massimo dieci, vale a dire una o al massimo due legislature. Eppoi devono obbligatoriamente tornare al loro lavoro... Da queste due semplici regole ne nascerebbero numerose altre, tutte automaticamente orientate verso il bene collettivo.”

Non era certo nostra intenzione prendere delle posizioni nette: da sempre “laddove è per noi possibile, cerchiamo di lanciare nuovi temi e messaggi costruttivi. Il concetto di “Polis” era solo in senso metaforico: era un modo, un piccolo sprono intellettuale, per far concentrare l’attenzione sui temi “piccoli” e provenienti dal “basso”. I “grandi temi”, per quanto possano essere interessanti, spesso non coinvolgono le nostre vite così direttamente: perché sono temi più grandi dell’azione dei singoli.”

http://www.acquavivanet.it/attualita/2650-qbene-comuneq-la-risposta-a-un-nostro-lettore.html

Forse dovremmo ribadire noi cos’è una nave-scuola politico-amministrativa: noi cittadini. E apprezzabile è sempre l’intervento diretto dei nostri lettori. Mesi fa, proprio un lettore ha “pensato”. Nuovamente. Ha pensato a un sistema elettorale rivoluzionario: basato, specialmente per piccoli centri come il nostro, sul principio “Tutti elettori, tutti eleggibili”

#9 Santino Fraccascia 2012-08-25 15:46 – “Originale la “provocazione” di Saverio Iacobellis, che spero venga accolta da molti miei concittadini, però, tanto per dire la mia in sintesi, perché non mi piace essere troppo prolisso, se sarà necessario lo farò in seguito, penserei ad un sistema elettorale rivoluzionario. Basato, specialmente per piccoli centri come il nostro, sul principio: “Tutti Elettori, Tutti Eleggibili”. Ciascuno di noi può votare il nome che ritiene più opportuno, anche se questi non abbia mai mostrato la volontà di candidarsi. Vedremmo così la capacità di scelta dei cittadini, cioè su quali nomi, su quali personalità faranno convergere i loro voti. Automaticamente le personalità prescelte, che sicuramente sono state gratificate dalla città nella loro sfera privata, avrebbero l'onore e l'onere, che non potrebbero rifiutare, di rendere un servizio alla collettività.”

http://www.acquavivanet.it/politica/3440-intervista-a-franco-pistilli-atto-secondo.html#comment-3582

Ci complimentiamo direttamente con il nostro lettore per il suo intervento: l'idea non sarebbe malvagia, ma di certo non si potrà forzare la volontà delle persone singole a scendere in politica.

Ma chi però si assumerà tali responsabilità, meriterebbe di essere controllato da noi cittadini: sognando un futuro di trasparenza, senza ribaltoni che tradiscono il voto e senza gruppi misti che possano compromettere la salute di una legislatura. Come sarebbe poco utopico poter dire: “se non ti sta bene, lascia il posto al primo dei non-eletti.” Perché l’ideale sarebbe cambiare la politica.

E una volta fatta piazza pulita dei vecchi schemi, mettere a centro solo l'interesse prolocale per lo sviluppo socio-economico della città. Fondato sulla “trasparenza politico-amministrativa”.

Il vecchio 2012 passerà alla storia come l’anno della prosecuzione della crisi comunitaria e delle crescenti difficoltà che andranno a maturarsi nella vita del tessuto delle piccole imprese italiane, al quale nemmeno il territorio acquavivese potrà sottrarsi.

In questa fase di crisi, che pertanto colpisce famiglie, commercianti, lavoratori dipendenti, o imponiamo ai singoli di chiudersi a riccio, o proponiamo, attraverso opportuna comunicazione, di interagire con il mondo che li circonda. Dove sarà importante superare il familismo amorale e promuovere l’incontro e l’interazione.

http://www.acquavivanet.it/politica/3693-politica-qunire-il-local-con-il-liberalq.html

 

 

Commenti  

 
#1 Santino Fraccascia 2013-01-07 12:23
E' vero che non potremmo obbligare l'eletto a scendere in politica contro la sua volontà, ma in compenso costui (o costoro) non potrebbe poi lamentarsi se le cose non funzionano. Buon Anno alla redazione di Acquavivanet.
 

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