Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Dalla città dei vandali alla generazione delle soluzioni

fare luce

Negli ultimi tempi, una particolare fetta d’attenzione dei nostri media locali, sia essi cartacei che internettiani, è stata investita nei recenti episodi di vandalismo che hanno coinvolto la vita della città di Acquaviva delle Fonti. Qualcuno, con comprensibile sdegno, ha parlato di barbari, altri hanno fatto trasparire un particolare stato crescente di paura, e la violenza sulle menti oltre quella sulle cose…

La verità, per fortuna, è che la stessa città di Acquaviva è molto più civile, molto più vivibile e molto più tranquilla di quanto alle volte la si racconta: e lo dimostra la stessa crescente sensibilità mediatica che ha investito i recenti e circoscritti fatti di cronaca. Talmente circoscritti da far poi ricercare una valvola di sfogo di natura sensazionalistica al cospetto di tale attualità. Sfogo pur sempre comprensibile: perché da Acquaviva ci si aspetta il meglio, e l’acquavivese medio resta diligentemente esigente e attento. E fa bene. Anche se i fatti di Scappagrano hanno alzato notevolmente il volume delle sue segnalazioni (viste anche le conseguenze). Senza dimenticare Piazza Zirioni. Piazza Della Torre.

Si è così posto, dunque, il quesito della sicurezza e del senso civico: assieme alla solidarietà, un quesito legittimo che si è solo limitato finora a saper fare il giusto rumore. Oggi, a parte la lodevole iniziativa del Forum solidarietà-sicurezza-senso civico promossa in questi giorni dall’Amministrazione Squicciarini, sarebbe opportuno chiedersi un quesito del tutto differente, più marcato. Quello delle soluzioni: ovvero mettere da parte i semplici slogan e cominciare a porre in essere la promozione di una politica fondata sulle decisioni e sui fatti.

Soluzioni possibili? Si possono già formulare dei temi. Primo: più telecamere; in punti nevralgici fuori o dentro il centro abitato. Secondo: istituire, almeno una volta ogni trimestre, un’ora di legalità presso le aule magne di tutte le scuole della città; presiedute direttamente da un pubblico ufficiale. Terzo: creare un laboratorio "artistico" giovanile per incanalare il potenziale di alcuni ragazzi, i writers e altri artisti, per un’idea di promozione e merchandising locale. Quarto: l’apice della civiltà, il punto più alto, ovvero incoraggiare, laddove possibile, un network di associazioni locali che possano promuovere una scuola serale di italiano gratuita per i neo-immigrati. A parte i 4 punti, dove l’intento è solo invitare al dibattito, bisognerebbe cominciare a sondare, da vicino, anche la condizione sociale giovanile acquavivese: quali prospettive presenta il mondo del presente? Si potrà mai fare un’analisi sull’attuale andamento del mercato locale del lavoro? E come si potrà creare nuovo lavoro o nuova piccola impresa? Come si difendono gli interessi dei giovani commercianti acquavivesi?

Forse questo "sondare" spetterebbe più ai giovani della città. E i "giovani" dovranno organizzarsi. A partire proprio da quelli che si occupano di informazione locale.

Ognuno, alla fine, può pensarla come vuole… Ma serve, anche, una nuova anima di pensiero apposita per i giovani. Azzardiamo… "Pro-Local". Cioè: "dato un territorio e una comunità, si dispone una generazione su un piano orizzontale, prescindendo da tradizionali logiche destra-sinistra"... Favorendo i temi più concreti, quali: "questioni sociali locali", "istanze serie, composte e moderate nel loro comunicare" e "difesa delle esigenze locali"; a partire da quelle economiche, evitando l’eventuale politica dei futuri sperperi. (Ivi inclusa la "trasparenza" internettiana politico-amministrativa... La verità sui futuri debiti fuori bilancio, le telecamere fisse durante i lavori consiliari, e i CD o DVD riproducenti le registrazioni dei singoli consigli e alla portata di qualsiasi cittadino per un costo molto basso). Il tutto, organizzandosi, ipoteticamente, con un network di associazioni e movimenti. Se non sarà possibile creare un solo monolite culturale (una sola nuova cultura dominante), azzardiamo la creazione di almeno due realtà: l’una a destra e l’altra a sinistra. E l’ideale resterebbe una leale competizione fra gruppi che pensano e progettano per la collettività.

L’azzardo, però, deve fare pur sempre i conti con la realtà: oggi i giovani di Acquaviva, a partire da quelli della politica, sono l’uno contro l’altro. E temono per il loro domani. Non solo per quello politico.

L’articolo qui presente, in realtà, non vuole limitarsi a parlare dei problemi di comunicabilità fra gli stessi giovani della città, ma vuole anche sottolineare con ottimismo che una nuova comunicabilità generazionale è già una risposta all’attuale carenza latente di civiltà. Una carenza, per alcuni media, crescente. E tra noi cittadini.

A tal punto, a problemi generali possono tranquillamente seguire riflessioni generali. E quale notevole conquista sarebbe, ad esempio, il garantire il gratuito apprendimento della lingua italiana (specie quella burocratica) a chi è da poco giunto da noi. Sarebbe alto esempio di emancipazione culturale fra gli stessi acquavivesi. L’apice della civiltà, il punto più alto.

Anche il più difficile in senso organizzativo: ma il problema è che già non siamo sempre solidali fra noi.

Nel presente articolo non si vuole affatto dettare una morale, ma solo delle semplici riflessioni e soluzioni. La morale, "oggi sempre più dinamica, moderna, ed emancipata dalla religione", ha solo il pregio di insegnarci ad essere delicati col prossimo, moderni: e noi, certamente, viviamo in un paese di discreti neo-moralisti... Tant’è, che, all’atto pratico, non siamo nemmeno solidali fra noi. E anche questo può farci riflettere. Tranquillamente. Prima di pensare che Acquaviva sia una realtà a rischio. Quanto ad Acquaviva, non è una città metropolitana e non vive chissà quale stato di paura. Per fortuna... Ma se si vogliono cambiare le cose, dobbiamo essere in molti a volerlo. E in senso (magari) amorale.

 

Spazio dedicato ai lettori. Per approfondire temi recenti o ancora attuali:

Giovani, Informagiovani e la condizione sociale giovanile acquavivese

http://www.acquavivanet.it/politica/3385-il-punto-sulla-condizione-sociale-dei-giovani-acquavivesi.html  (29 luglio)

http://www.acquavivanet.it/politica/3476-politica-e-giovani-qun-manifesto-per-la-nave-scuolaq.html (1° settembre)

Acquaviva’s got a merchandising

http://www.acquavivanet.it/attualita/3008-giovani-acquavivas-got-a-merchandising.html

Trasparenza politico-amministrativa

http://www.acquavivanet.it/politica/3416-la-trasparenza-in-attesa-di-risposte.html

Piazza Zirioni

http://www.acquavivanet.it/attualita/3421-intervallo-qpiazza-zirioni-acquaviva-delle-fontiq.html

Piazza Della Torre

http://www.acquavivanet.it/politica/3498-ma-che-fine-ha-fatto-oggi-la-questione-antenna.html

Centro Sportivo Scappagrano

http://www.acquavivanet.it/cronaca/3472-violato-il-silenzio-di-scappagrano-danni-per-500000-euro.html

Altri temi recenti

(Gestione rifiuti) http://www.acquavivanet.it/attualita/3455-quale-futuro-per-il-bando-di-gara-dei-rifiuti.html

(Bando servizio mensa scolastica, scadenza 4 ottobre) http://www.acquavivanet.it/attualita/3456-nuovo-bando-di-gara-servizio-mensa-scadenza-4-ottobre.html

(La quinta mozione del Consiglio Comunale 1° agosto) http://www.acquavivanet.it/politica/3403-perche-e-passata-la-quinta-mozione.html

 

Commenti  

 
#5 Saverio F Iacobellis 2012-10-11 09:00
Invito, ora, tutti i lettori a riflettere: Noi, AcquavivaNet, da soli, non possiamo certo cambiare la città. Una città che consideriamo civile, tranquilla e matura... Abbiamo notato, per mesi e mesi, il carattere dei suoi cittadini. Resta spesso mutevole, ma lo rispettiamo. Pertanto, laddove noi non possiamo socialmente riuscire, invitiamo i normali cittadini a "rimboccarsi le maniche". E ci chiediamo, nuovamente, guardando proprio al sociale: Si potrà mai fare un’analisi sull’attuale andamento del mercato locale del lavoro? E come si potrà creare nuovo lavoro o nuova piccola impresa?... E come si difendono, oggi, gli interessi dei giovani (o non giovani) commercianti acquavivesi? O di altri esercenti? ...E senza creare un forte tessuto spontaneo di associazionismo dal basso, civile-sociale- politico, come si potranno mai discutere e affrontare le nuove povertà? O il nuovo disagio giovanile? O quello onnipresente di anziani o disabili?... Ecco perché bisognerà passare, già da oggi, "dalla città dei vandali alla generazione delle soluzioni"... E qui la giusta conclusione.
 
 
#4 claudiopietroforte 2012-10-04 17:23
Non bisogna combattere il vandalismo?STAI SCHERZANDO?Icon cetti di legalità nn servono?Spero vivamente ke rifletti su quello ke dici,se tutti non combaterebbeo il vandalismo è l'illegalità saremo in brutte acque
 
 
#3 claudioD 2012-10-03 13:35
@claudiopietrof orte: mai detto che le telecamere danno fastidio. Casomai ho chiesto se altrove sono state utili ad arginare alcuni fenomeni criminali. Secondo me no e basterebbe una googlata per trovare fonti sufficienti a capire il perché. Pienamente d'accordo con te, invece, sulla storia di Scappagrano e sull'esigenza di valorizzare il centro rispetto a un desiderio di praticare gli sport che rimane vivo nel paese. Basta guardare a quanto è affollata la strada di campagna lì vicino che porta a Cassano, o la via delle Tre Lame sempre piena di podisti. O la stessa Scappagrano alcuni anni fa in primavera, quando c'era il compianto custode Mario, con i campi da tennis affollati. La questione, a parer mio, è che il problema sollevato non va eccessivamente evidenziato né combattuto. Non bisogna combattere il vandalismo, né bisogna inculcare la gente con vani e vuoti concetti alla legalità. Acquaviva deve tornare a farsi amare dai propri concittadini. Solo allora avrai migliaia di occhi vigili, pronti a denunciare atti vandalici e ad arginare i pochi criminali. Invece in quest'articolo leggo la rassegnazione di chi ha constatato il problema e trova solo nello 'stato poliziesco' l'unica soluzione possibile. Detto per detto: come diceva un saggio "Non combattere l'oscurità con la luce. Fai piuttosto che la luce si accenda". Vuoi un esempio positivo di come un luogo pubblico centrale di Acquaviva è stato rivalorizzato in passato?! Piazza Garibaldi era fino a più di un decennio fa poco affollata e per un po' di tempo luogo di spaccio. La struttura bocciofila e le aiuole aperte e attrezzate con giochi per bambini l'hanno rianimata. Dei lampioni più illuminanti hanno arginato lo spaccio. Questo accadde prima della sua ristrutturazion e. Non ci sono volute né telecamere, né ore di legalità. Solo uno spazio dove la gente, grande e picola, poteva divertirsi. Le telecamere divertono? Sentendo alcuni discorsi qui ad Acquaviva penso proprio di sì e non discuto i loro gusti in tal proposito. Idem per le lezioni sulla legalità. A me invece decisamente non piacciono. Trovo le prime inutili e le seconde decisamnte pallose.
 
 
#2 claudiopietroforte 2012-10-02 21:39
Premesso che i film lasciano il tempo ke trovano,Acquavi va è un dato di fatto è il classico paese del me ne frego.Scappagra no è una vita ke nn funziona,se non lo sai i bambini ke fanno pattinaggio sono ospitati presso il palazzetto di Cassano,cmq se le telecamere danno fastidio mi spieghi cosa si dovrebbe fare?Il giornalista potrebbe aver anke torto ma nn dimenticare ke c'è qualcuno in questo paese ke cerca di vivere serenamente,cer to ci sono gli incivili ma se permetti la gente deve sentirsi un minimo più sicura.Striscia e altre trasmissioni parlano di questo problema ogni giorno forse nn vuoi capire ke per vivere serenamente le tc servono.Tu saresti il primo a cercarle se ti rubassero l'auto o se ti facessero un torto.Il problema in fondo è ke non si capisce.Un detto dice NON SPUTARE IN ARIA KE TI RICADE IN FACCIA.NN facciamo i buonisti,siamo sulla barca dell'illegalità ,poi se tu vuoi vivere nell'anarchia è un problema tuo,io preferirei stare un pò più tranquillo.
 
 
#1 claudioD 2012-10-02 08:27
Alcune domande semplici semplici. Da più parti ormai si sente proporre l'uso delle telecamere di video-sorveglia nza in spazi pubblici per ridurre sensibilmente il numero di atti vandalici che sembrano attanagliare la nostra cittadina negli ultimi periodi. Dato che questa tecnologia è in uso già da molto tempo in altri luoghi, chi la propone si è quantomeno sincerato del fatto che sia, dati statistici alla mano, realmente efficace contro la tipologia di crimini emersa ad Acquaviva? O stiamo andando dietro un'idea sillogistica per cui, con tanti occhi elettronici puntati per le strade, gli aspiranti Drughi si sentiranno talmente intimoriti da non mettere in atto i loro propositi? Non vorrei che accadesse come nel film Nati Stanchi, dove un inquilino irritato dai reiterati scherzi in piena notte col suo citofono installa una telecamera puntata sul suo portone; Ficarra e Picone ne sanno comunque una più del Diavolo e continuano il loro gioco gogliardico ai danni del loro concittadino. Con i soldi per l'acquisto e la gestione di queste telecamere non sarebbe meglio tentare di recuperare quelle porzioni di tessuto urbano ormai in forte degrado e abbandonate dall'Amministra zione comunale? Perché quando una struttura viene abbandonata dal suo proprietario, il Comune con il Centro sportivo di Scappagrano in questo caso, il vandalismo tende ad aumentare. Lo insegna Striscia la Notizia con i suoi reportages condotti da Mingo, Fabio e altri inviati. Questo, a parer mio, dev'essere l'incipit di ogni discorso sulla legalità nel nostro paese. Ha torto il giornalista: secondo lui Acquaviva è un paese molto civile e i cittadini si aspettano sempre il meglio. Se fosse davvero così, la gente insorgerebbe di fronte ad un Centro sportivo mai e poi mai pienamente attivo e sfruttato sin dalla sua inaugurazione. In realtà la gente appare alquanto rassegnata agli eventi, tanto da voler adottare telecamere per sorvegliare (anche) luoghi ormai abbandonati. Luoghi, tra l'altro, dove i giovani possono praticare lo sport e divertirsi. Se un luogo è utile, i suoi frequentatori tendono ad amarlo. E se la gente tiene realmente a quelcosa non accetta in alcun modo il vandalismo. Questo sentimento vale più di mille ore di lezione sulla legalità o di dieci telecamere messe a sorvegliare un luogo pubblico.
 

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