Mercoledì 14 Novembre 2018
   
Text Size

"Scendere o riscendere in campo non è nei miei pensieri" (2° Parte)

michele natale

 

Seconda parte dell’intervista al Presidente del Centro Studi Antonio Lucarelli, Michele Natale.

 

 Politicamente parlando, in che condizioni versa la Cultura nella città di Acquaviva?

 

“Quel “politicamente parlando” somiglia troppo a “polemicamente parlando”: la politica per la conquista del potere – ormai divenuto sempre più breve e transitorio – si basa sulla polemica. La mia critica costruttiva punta, come ho detto in precedenza, ad andare oltre la politica e puntare al cambiamento reale. A mio avviso, un impegno sul piano culturale deve sforzarsi di ripartire dalle nuove esigenze formative: dalla loro complessità e dalle potenzialità che abbiamo. Ciò che dovrebbe motivare i primi passi di un serio impegno in campo culturale: è la costruzione di una équipe che lavori su questo terreno decisivo e delicato, per un serio e duraturo cambiamento. Politicamente parlando, le scelte e i comportamenti dell’attuale amministrazione, come pure della precedente, certamente non si pone o si sono posti quest’obiettivo, Il loro fine è solo riempire uno spazio vuoto, con proposte varie e disarticolate fra loro, con l’unico fine di sperare in un ritorno politico, ormai divenuto esclusivamente di carriera “politica” personale.

In campo culturale serve un impegno costruttivo su un minimo di progettualità, cosa del tutto assente attualmente fra gli amministratori del nostro paese. Il ruolo vuoto e insignificante riservato alla Consulta alla Cultura e all’Ambiente, è significativo in questo senso. Come pure gli eventi che hanno riempito “Estateviva 2012”: un mosaico di momenti realizzati più per accontentare tizio e caio e soprattutto emarginare ed escludere altri, e dimostrare che chi non è “in linea” è escluso, che un serio percorso per un futuro possibile sul piano culturale, economico e imprenditoriale. Basta volgere lo sguardo solo come ricordo, non per trattarlo in questa sede, al Teatro Comunale – bello fuori e vuoto dentro – per capire lo stato reale in cui versa l’impegno in campo culturale nella città di Acquaviva.

Il percorso, decisamente difficile e controcorrente, che il Centro Studi “Antonio Lucarelli” sta cercando di tracciare in collaborazione con altri soggetti e organizzazioni è la fondazione di una cultura del bene comune. Una cultura che credo debba poggiare su categorie e criteri innovativi a loro volta capaci di ispirare valori, progetti e regole per una civiltà plurale delle donne e degli uomini. Una cultura del bene è inseparabile da una cultura del bello, del giusto, del vero, della libertà positivamente, cioè creativamente, intesa. Il principio da cui tale ricerca parte è quello delle scelte proprie, variamente avvertite, che tenendo conto del contesto e delle urgenze sociali, dei condizionamenti e delle suggestioni delle culture dominanti, pretende di far prevalere la dimensione coscienziale individuale, relazionale e comunitaria, socializzante e libertaria. Ciò che si propone per cambiare le attuali condizioni di “finto pieno o rinascita” culturale del nostro paese sono scelte che si vengono sviluppando e praticando in modo costante ed organizzato, all’interno della società profonda e delle sue diverse aggregazioni puntando a trasformarle, mentre le stesse scelte affluiscono e si concentrano nel tentativo di foggiare una scuola e una corrente di pensiero dedita alla ricerca del bene comune e per la liberazione piena e duratura delle migliori caratteristiche e facoltà umane. Credo che i tempi siano finalmente maturi. Dopo svariati e contrastanti tentativi ed approssimazioni, per avviare con decisione tale processo fondativo, si è giunti alla convinzione, maturata con i componenti di Teatro Egò e del Centro Studi “Antonio Lucarelli”, e altri, alla proposta di una “Residenza Artistica Multidisciplinare”: il nostro progetto è quello di fondare un ambito di gente libera e indipendente, un’associazione di donne e di uomini uniti da un’etica, dalle idee e dalla sperimentazione dell’autoemancipazione.

Un progetto che richiede una speciale applicazione e cura nei confronti di altri gruppi e, o, associazioni che puntino a fini simili o convergenti con i nostri, pur su basi differenti.

La domanda partiva dal “politicamente parlando”: bene, il dialogo con coloro che sono attivi politicamente a sinistra è solo una delle varianti possibili e non la principale nella mia idea di cambiamento complessivo, perciò anche sul piano culturale. Mi interessa in primo luogo conoscere e frequentare la gente comune che cerca l’impegno per migliorare la propria vita, specialmente coloro che sono impegnati nel volontariato sociale e culturale di vario tipo: con questo tipo di persone sto tentando di fare avanzare un confronto e un rapporto costruttivo basato sulle iniziative concrete senza tralasciare o sacrificare le idee. Non ci interessa il fare tralasciando l’essere.”

 

Mi permetta un'ipotesi e una piccola provocazione intellettuale: mettiamo che il mondo della sinistra moderna ripudia le sue riflessioni... Ha mai pensato di passare a destra? (Almeno localmente...) E, se messo fuori da ogni contesto di sinistra, quale sarebbe la sua destra ideale? Esiste? O come la ripenserebbe la destra, per dare una sonora lezione personale alla sinistra?

 

“Anche questa domanda immagino parta dal “politicamente parlando”. Bene, iniziamo con le definizioni politiche di destra e sinistra: è di destra tutto ciò che non è, non appartiene, all’ideologia, e non dice le cose, della sinistra; è di sinistra tutto ciò che non è, non appartiene ideologicamente, e non dice le cose, della destra. Questa definizione al negativo, è un asse portante della politica che ha funzionato per la sinistra politica finché è rimasta all’opposizione; bastava essere contro per continuare ad esistere politicamente. In realtà, questa netta distinzione non è più esistita da parecchio.

La sinistra ha subito una netta trasformazione quando ha dismesso le “case del popolo”, le “Società di mutuo soccorso”, i comitati popolari, ecc. Tutte quegli organismi tendenti a prefigurare rapporti sociali e umani alternativi a quelli proposti dal sistema dominante. Questi ambiti umani, di prefigurazione socialista sono stati sacrificati per un percorso esclusivamente politico che avrebbe dovuto portare alla conquista del potere tramite il guadagno del cinquanta per cento più uno dei voti. Questa logica politica, ha portato al disfacimento totale della sinistra.

Non ho mai pensato di passare a destra, in quanto le mie convinzioni ideali sono nettamente contrapposte, a ciò che considero disvalori e che costituiscono l’impianto ideale della destra. Razzismo, nazionalismo, egoismo sociale, accondiscendenza allo sfruttamento padronale, ecc.

Mi sta chiedendo cosa farei “se messo fuori da ogni contesto di sinistra”, ancora manca l’indicazione del piano del discorso. Immagino, lei si riferisca alla sinistra politica: bene, mi sono messo fuori da oltre dieci anni. Il 1989, ha segnato per me e per la scuola di pensiero a cui faccio riferimento, una svolta epocale. Abbiamo sostenuto “rinnovarsi o perire”, ci siamo impegnati a cercare non solo vie nuove – come hanno fatto tutti i partiti politici, cambiando solamente nome – ma a ricercare nuove categorie di pensiero e d’idealità, abbiamo puntato sulle idee e le persone. Ciò, mi permette oggi di avere idee e proposte per la sinistra, senza dover transitare a destra “per dare una sonora lezione personale alla sinistra”. Mi rendo conto che trasformismi tattici sono l’anima della politica, ma io sono impegnato a proporre esperienze che vadano oltre la politica, per un reale processo di autoemancipazione della nostra specie e per una cultura libera e libertaria.

Le esperienze che stiamo sviluppando, hanno a mio avviso un elevato valore formativo, infatti, nonostante le mille difficoltà che quotidianamente incontriamo e non ultime gli ostacoli e i dissuasori che la politica, anche di sinistra, pone d’innanzi al percorso, insistiamo a partire da forme che vogliono essere sin da subito comunitarie e dialogiche, che abbiamo scelto e proviamo a sperimentare e realizzare. Quello che stiamo provando a sviluppare è una cultura di sé che cresce nella misura in cui cerchiamo di operare, di vivere una cultura di noi stessi e di condividerla, di comunicarla.

La dimensione culturale ci riporta alla dimensione reale e alla dimensione teorica, ma non è la stessa cosa, sono piani differenti in cui si viene articolando una ricerca complessiva del vivere sociale. Il coscienziale, il teorico, l’ideale, il culturale sono piani intensi e gravidi di immense conseguenza pratiche; piani fondamentali soprattutto oggi, in questo periodo così drammatico, per la ricerca per una possibile comunanza autoemancipatoria che è l’essenza della sinistra che vorrei.” (Continua sul prossimo numero de “La Voce del Paese”.)

 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI