Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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"Scendere o riscendere in campo non è nei miei pensieri" (1° Parte)

michele natale

 

Intervista al Presidente del Centro Studi Antonio Lucarelli, Michele Natale. (Prima parte)

Ribadisce la sua linea indipendente e libertaria dal mondo della politica? ...O sarebbe opportuno scendere in campo?

 

“Scendere o “riscendere” in campo non è nei miei pensieri e prospettive. Non lo è stato in passato e non sarà nel futuro prossimo. Sono impegnato nella ricerca di un possibile cambiamento e miglioramento delle condizioni di vita di donne e uomini, dei luoghi in cui viviamo e dei modi in cui trascorriamo la nostra esistenza: un migliorare, che io ritengo sia frutto di un processo globale; che investe l’intera esistenza di tutti noi. Un processo che non può essere solo politico, e ancor meno di quella politica finalizzata alla conquista del potere da parte di pochi sulla stragrande maggioranza dell’umanità. Questa convinzione, indica chiaramente la scelta di una linea indipendente dal sistema politico attuale. Ritengo che la gang dei “tecnici” che governa l’Italia di oggi, sia un’altra versione della democrazia totalitaria di un sistema decadente che colpisce e attacca la maggioranza della popolazione a partire dai più poveri e più oppressi: è una relativa novità, frutto dell’implosione del sistema politico italiano, che tramite la tecnodemocrazia padronale continua a colpire direttamente lavoratori e pensionati. Spinge verso la disperazione piccoli artigiani che giungono persino al suicidio, mentre finge di inasprire i controlli sui ricchi e gli evasori, con qualche apparizione di facciata a Cortina e a Portofino.”  

Che opinione ha della sinistra ad Acquaviva? E della moderna sinistra italiana in generale?

“Il caos della sinistra politica, sempre più dominata, ha la stessa origine a livello sia locale, sia nazionale. Il crollo delle sinistre ha ulteriormente corroso e questionato le più elementari espressioni di solidarietà sociale, e porta con sè un vuoto di prospettive per tante persone che si richiamano alla sinistra e per tanta gente comune. Stanno venendo meno vecchie certezze e relative garanzie offerte dalla democrazia sistemica, e nello stesso tempo si vanno sgretolando criteri morali e modalità storicamente consolidate che hanno costituito per diverso tempo il collante del vivere insieme, sotto l’attuale sistema politico. D’altra parte, la bancarotta statale e istituzionale in generale si presenta come un’arma puntata contro la maggioranza della popolazione: in cui vanno crescendo nuove forme di povertà e miseria che la sinistra politica dominata si rifiuta di riconoscere, percepire e rappresentare. Noto la benevolenza contenuta nella domanda circa la “moderna sinistra italiana”: mi chiedo cosa della sinistra politica d’oggi sia “moderno”. Ancora una volta siamo in presenza di una versione aggiornata della vecchia “unità nazionale” (da destra a “sinistra”, passando per il centro – tutti insieme accoratamente), sono ancora una volta a proporre la “politica dei sacrifici” (il “salva Italia” a spese della popolazione e a vantaggio dei soliti ricchi e poteri forti), delle svendite sindacali e l’avvio della ristrutturazione industriale. Con licenziamenti e cassa integrazione: ricordiamo la FIAT del 1980. Siamo giunti alla politica, sostenuta dalla destra e dalla sinistra politica, circa i nuovi sacrifici del “salva Italia” e alla firma di accordi capestro con Confindustria e Marchionne. “Questo lei lo chiama moderno?” E un menù “mari e Monti” apparentemente nuovo, utile solo per spargere demagogia e illudersi di catturare qualche briciola di consenso, o perderne il meno possibile. Ciò che sappiamo con certezza è che Monti e la banda dei tecnici al governo sono parte attiva e costitutiva di uno Stato che è stato costruito economicamente, politicamente e legalmente per difendere, proteggere e salvaguardare padronato e super-ricchi: perché evasione e corruzione sono tecniche politiche dello stesso sistema di cui la sinistra politica, antica e “moderna”, ne è parte costituente.”


Può farci un'analisi nel modo in cui versano oggi i rapporti locali fra i vari esponenti del centrosinistra acquavivese? Resterà ancora opportuno definirlo centrosinistra? E quale sarà il suo futuro?

 “Mi si chiede dei rapporti fra i vari esponenti del centro sinistra locale: l’analisi che sto cercando di tracciare ritengo che non deve cadere in sterili discussioni o diatribe fra esponenti di sinistra o del centrosinistra locale. Il tema che più m’interessa è ideale e complessivo, le tattiche e le strategie politiche, le lascio a chi non si è accorto che quella che stiamo attraversando non è una semplice fase di transizione, è un cambio epocale che va affrontato con coraggio, forza e creatività. Non è più tempo di resistenza – nell’illusione e attesa di un’avanzare che “ritarda” – è tempo di cambiare, di migliorare, di migliorarsi. Le vecchie dispute politiche fra le vecchie correnti di partito o le componenti delle “moderne” coalizioni elettorali non meritano né una breve analisi e neanche un piccolo spazio di questa intervista. Questo anche perché, per esprimersi bisognerebbe riuscire a fissare una definizione dell’oggetto in discussione. Cosa oramai impossibile, visto che neanche loro sanno chi sono, cosa vogliono e perché esistono. Gli ormai famosi detti di Bersani: “Non siamo qui a smacchiare i giaguari o a pettinare le bambole”, vanno bene, ma per favore diteci che ci state a fare? Qualcuno si decide a rispondere a Moretti: “Dite qualcosa di sinistra!” Mi chiede “quale sarà il futuro del “centrosinistra”, oggi sappiamo che non faranno i parrucchieri delle bambole, del resto, nell’epoca dell’immagine anche la definizione del centrosinistra è affidata alle foto, ricordate quella di Vasto? Forse è già superata e sostituita da un’altra foto e, molto probabilmente, altre ne saranno scattate!”

 Si sente ancora di sinistra? E cosa sarebbe oggi la sinistra? Come lei, da ex-militante idealmente temprato, andrebbe a ripensare oggi la sinistra?

“Finalmente entriamo nella parte maggiormente interessante: l’idealità necessaria. Chiarisco d’entrata che non sono un ex-militante, per una ragione: sul piano ideale non esistono gli ex. Ogni pensiero lascia in noi nella nostra coscienza delle tracce, dei segni, delle esperienze che condizionano e formano il presente. Questo per chi come me considera l’esistenza come un processo di cambiamento alla ricerca del bene comune, non può esistere un passato completamente altro dal presente. La critica politica che sto sviluppando e proponendo oggi è frutto anche dell’esperienza politica passata, che non deve essere rinnegata o accantonata come ex. Cosa è oggi la sinistra? Come… Ripensare la sinistra? La sinistra non nasce prevalentemente come una forza politica, col tempo però degenera esclusivamente in questo, fino al prevalere di visioni borghesi. Se ci fermiamo un istante ad analizzare il dibattito fra i presunti maître à penser della sinistra politica (vedere il numero di dicembre della rivista MicroMega) c’è da rimanere veramente delusi. Delusi della pochezza di analisi, della tensione morale, della mancanza di prospettive e di convinzione nella possibilità di un cambiamento in meglio dell’umanità e della società.

Il crollo delle sinistre politiche significa anche la decadenza della maggior parte delle cosìdette intellettualità di sinistra: ormai del tutto sprovviste “di virtude e conoscenza”. Quando non fanno chiacchiere accademiche in libertà per autolegittimarsi, non aspirano ad una trasformazione – neppure parziale – del contesto umano e sociale esistente in favore degli oppressi.

Come andrebbe ripensata la sinistra? Come militante del gruppo Luxemburghista “Socialismo Rivoluzionario”, attualmente prevalentemente impegnato in campo culturale e dell’autorganizzazione sindacale e sociale, ritengo che dal 1989 ad oggi stiamo vivendo un’accelerazione della decadenza irreversibile del sistema democratico globale, in cui possiamo riconoscere una tendenza a molteplici crolli settoriali di carattere politico ed economico-finanziario, del tutto inediti. Fra questi crolli, c’è anche il crollo rovinoso delle sinistre politiche e sindacali, un crollo ideale e di valori impensabile, anche per chi come l’organizzazione in cui milito già nel 1989 poneva l’alternativa tra “rinnovarsi o perire”. La fase terminale che anche l’estrema sinistra, dai non global a Rifondazione Comunista, portatrice di disvalori borghesi e di un qualunquismo nei contenuti e nell’agire violento, sta attraversando come unica strada possibile, ne è la lampante dimostrazione.

Qui, voglio introdurre un aspetto su cui c’è bisogno di sviluppare una maggiore riflessione, che rimanda anche al modo in cui assumere il metodo del dialogo e un certo modo di condurlo con la gente comune. La nostra gente parte sempre dai bisogni essenziali, ma in questo contesto negativo di disvalori avviene spesso che tali bisogni vengono pensati e vissuti già viziati all’origine, da perseguire più facilmente con un approccio individualista ed egoistico e quindi con un agire conseguente. Si pone quindi, l’esigenza di considerare che questa devastazione coscienziale mina non solo le modalità per soddisfare i bisogni essenziali, ma corrode e vizia la rappresentazione e il pensiero di questi stessi bisogni e di conseguenza inficia anche il contenuto della esperienza e del sogno del cambiamento possibile. Succede quindi, che i sogni e i bisogni essenziali tentano ad emergere male, perché già viziati e condizionati idealmente, moralmente e culturalmente, e quindi molto più facilmente vengono indirizzati male nel realizzarli e soddisfarli. Per questo ritengo che non basta essere persone comuni per cambiare in meglio, bisogna impegnarsi e imparare a dialogare e a farlo bene, per affermare e suscitare una prospettiva di vita e d’impegno radicalmente alternativa. L’obiettivo che ognuno deve porsi ritengo sia quello di divenire persone migliori, persone straordinarie.” (Continua)    

 

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