Martedì 13 Novembre 2018
   
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Michele Natale: ripensare Acquaviva (parte prima)

michele natale

 

 

AcquavivaNet chiede, e ottiene, le dichiarazioni, le analisi, del Presidente del Centro Studi Antonio Lucarelli, Michele Natale: recente protagonista di una nota raccolta di firme per accelerare i lavori di riapertura al Teatro Comunale. Il tema della riapertura resta un quesito alquanto interessante e che verrà, magari già da oggi, opportunamente girato alla cortese attenzione dell’Assessore alla Cultura, la neo-confermata dott.ssa Francesca Pietroforte. Salvo sia possibile una certa disponibilità (magari nell’immediato), attendiamo anche un’eventuale analisi di risposta da parte dell’Assessore. (Parte prima)

 

Quanto è importante investire sulla cultura ad Acquaviva?

 

“Investire sulla cultura è una scelta importante non solo ad Acquaviva, ma ovunque: però, non basta se non è chiaro per quale fine. Riconoscere l’essenza umana, nell’idealità potenzialmente palpitante di ogni persona, è una formidabile urgenza che avvertiamo: di cui non siamo completamente consapevoli e su cui non investiamo a sufficienza. Sentire e pensare, le potenzialità che abbiamo da migliorare, deve diventare un impegno fondante del vivere sociale di una comunità… Investire nella fondazione della cultura del bene universale deve divenire una priorità. Questo credo debba poggiarsi su categorie e criteri innovativi che a loro volta siano capaci di ispirare valori, progetti e regole per una civiltà plurale delle donne e degli uomini.

Una cultura del bene è inseparabile da una cultura del bello, del giusto, del vero, della libertà “positivamente”: cioè creativamente intesa.

Il principio da cui tale ricerca culturale parte, deve essere quello delle scelte proprie: non possiamo attendere invano gli investimenti della politica o il contributo delle istituzioni. Gli investimenti maggiormente produttivi sul piano culturale sono le scelte che si vengono sviluppando e praticando in modo costante e organizzato all’interno della società e dei suoi diversi raggruppamenti, puntando a trasformarla. Mentre le stesse scelte fluiscono e si concentrano nel tentativo di forgiare un laboratorio dedito alla ricerca di sé e degli altri, di relazioni e comunanze della e per la cultura.”

 

Quale credito bisognerà conferire al mondo dell'associazionismo locale?

 

“Credo che i tempi siano finalmente maturi, dopo svariati e contrastanti tentativi e approssimazioni, per avviare, con decisione, il processo fondativo di un modo diverso e libero d’impegno sul piano culturale: l’associazionismo avrà un ruolo fondamentale in tale processo di emersione, se saprà svincolarsi dei lacci con cui l’apparato politico l’ha imbrigliato e continua a stringere fino a soffocarlo…

Per questo, alcune Associazioni di Acquaviva hanno avviato un processo di collaborazione e di sostegno reciproco: il progetto mira, in particolare, a creare, aumentare, valorizzare e promuovere le competenze e le abilità delle persone all’interno di raggruppamenti, anche tematici.

Per dare credito all’associazionismo locale è indispensabile individuarne ed evidenziare i suoi possibili sviluppi complessivi: ciò significa iniziare a pensare, praticare e diffondere un modo di fare cultura per il bene di ampi settori della comunità. A queste condizioni e per queste realizzazioni ritengo si debba sostenere, arricchire e correggere – se necessario – l’associazionismo locale: investire sulla cultura non deve voler dire elargire contributi alle Associazioni, bensì offrire servizi o agevolazioni all’attività culturale. Per favorire questa innovazione è necessario che: attraverso la Consulta Comunale alla Cultura e l’Ambiente si elabori un programma annuale complessivo delle attività culturali, individuandone i tempi, i costi e gli obiettivi concreti e verificabili. Propongo quindi, un nuovo modo dell’impegno e investimento in campo culturale, partire da un metodo basato sul “piano e bilancio”. All’associazionismo è indispensabile questo metodo per guadagnarsi affidabilità e attendibilità in ogni campo, compreso quello culturale. Peccato che la politica sfugga a questo metodo, perciò non lo chiede all’Associazionismo.”

 

Quale presente e quale futuro, a suo modesto avviso, si prospettano per il Teatro Comunale di Acquaviva delle Fonti?

 

“Molto semplice: finché la comunità acquavivese non riuscirà a dotarsi di un piano complessivo che partendo dalla cultura non disdegni, quello economico e imprenditoriale, giungendo così a ipotizzare un progetto, di medio-lungo periodo, di sviluppo complessivo del nostro comune, le potenzialità economiche, occupazionali, culturali e sociali del Teatro Comunale non saranno capite…

L’ostacolo maggiore, per la riapertura del Teatro Comunale di Acquaviva, è il tempo: per terminare i lavori di ristrutturazione, deciderne il sistema di gestione, attivarlo, fino a ottenere i primi risultati concreti e positivi, occorre parecchio tempo. Oramai nessun amministratore può contare su un tempo così lungo della propria carriera politica: quindi non serve, non conviene, non interessa, basta dire “costa troppo” per accantonare il problema e dedicarsi al più “redditizio” e immediato contingente…

Nell’ultimo incontro della Consulta Comunale per la Cultura e l’Ambiente, su sollecitazione del Centro Studi “Antonio Lucarelli”, Teatro Egò e l’Associazione “L’Incontro”, è stato costituito un gruppo di lavoro che a oggi non si è ancora riunito per formalizzare la costituzione e tracciare le linee di lavoro. I gruppi che avevano proposto l’equipe di lavoro, per reagire a quest’assurdo immobilismo, intendono proseguire il loro impegno per la riapertura del Teatro e dopo la raccolta di oltre 500 firme, impegnarsi a elaborare un piano complessivo da sottoporre ai cittadini. In quella sede proporre di costituire un Comitato cittadino per sostenere la non facile battaglia per la riapertura del Teatro. Quello che bisogna capire è che il Teatro ad Acquaviva vuol dire anche decine e decine di posti di lavoro, l’arrivo nel nostro comune di centinaia di forestieri e i relativi benefici al commercio, la possibilità per gli operatori culturali esistenti nel nostro paese e quelli dei paesi limitrofi, di avere uno spazio idoneo al proprio lavoro. Non investire in questo, è conseguenza di una cecità e incapacità politica complessiva degli amministratori, che da oltre venti anni occupano Palazzo de Mari…”

 

Lei è il Presidente del Centro Studi Antonio Lucarelli, e, com'è noto, collabora in sinergia con più associazioni. Com'é noto, si interessa di cultura…

 

“Il Centro Studi “Antonio Lucarelli” è il risultato di un fortunoso incontro fra alcune persone coraggiose e di buona volontà, persone che avevano in comune soltanto il sogno di fare rinascere il loro paese e l’incontro di alcuni amici che, ridendo della propria “pazzia”, hanno scelto di iniziare questa difficile impresa. Anche se in pochi.

Il tutto inizia quattro anni fa, con la prima edizione di “Acquaviva Art Fair”: un’idea affascinante, accompagnata dalla convinzione che solo l’unione fra diverse Associazioni e singoli soggetti, accompagnata alla cocciuta volontà di un seppure ristretto gruppo di persone, sarebbe riuscito nell’impresa che insieme avevano iniziato ad ipotizzare. Abbiamo creduto nell’idea, abbiamo provato a praticarla, siamo riusciti a realizzarla. La prima edizione di Acquaviva Art fair è stato un successo, tanto che è diventato un appuntamento fisso. – L’ultimo anno con due edizioni: la prima in Piazza Garibaldi a Settembre, la seconda, “Acquaviva Art fair in giro per il castello” a dicembre…

Da quella prima manifestazione – completamente autofinanziata – è nata l’idea della rete dell’associazionismo e la consapevolezza che un’emersione di nuovi soggetti e di un altro modo di fare cultura nel nostro paese dipendeva da noi… Abbiamo iniziato a immaginare un “Parco Letterario” con il fine di collocare Acquaviva e il suo circondario nei percorsi del turismo esperienziale e culturale. Quest’idea ci ha spinti a ipotizzare di sfruttare la collocazione geografica di Acquaviva: fra la Capitanata, la valle d’Itria e il materano. Zone queste solcate dalle vie storiche dei “briganti”, in prossimità dei 150 anni dall’Unità d’Italia. Di conseguenza nasce l’idea del Centro Studi “Antonio Lucarelli” e inizia “lo studiare” e la “raccolta di informazioni” circa la realizzazione di un Parco Letterario – vedere: “Puglia verso il Parco Letterario Antonio Lucarelli”... Queste non sono le uniche iniziative che vedono impegnati gli aderenti alle diverse Associazioni che iniziavano a unirsi in rete, basti pensare al tema del riutilizzo sviluppato dagli aderenti al gruppo “Commercianti per un giorno”, alle estemporanee e alle mostre di pittura che ruotano intorno alla collaborazione fra l’Associazione “L’Incontro” e Vincenzo Alicò, l’impegno in campo teatrale avviato tramite il gruppo Teatro Egò con la rappresentazione “La signorina Papillon” e la raccolta di firme per la riapertura del Teatro Comunale. E, per finire, il giornale telematico “Il Fuoco di Prometeo” (http://fuocodiprometeo.altervista.org) che si propone come strumento della rete dell’Associazionismo.

http://www.acquavivanet.it/attualita/2988-ritorna-il-qfuoco-di-prometeoq-di-michele-natale.html

Altro obiettivo, d’enorme importanza, è quello che stiamo ipotizzando come passo successivo alla rete. Con l’apertura della nuova sede in Piazza dei Martiri del 1799 n. 80, è nata l’idea, di meglio definire e attrezzare un nuovo modo d’impegno in campo culturale: il progetto a cui stiamo lavorando è quello di una Residenza Artistica multidisciplinare”.

 

Complimenti. Quale giudizio oggi espone all'operato dell'Assessore della Cultura?

 

“Non è un problema soggettivo: il punto non è giudicare l’Assessore, in quanto – ormai presumo – è il sistema politico che non è mai stato veramente efficiente e che ora, nella sua irreversibile fase terminale, unita alla crisi economica, non ha più nulla da proporre. Sappiamo bene tutti che anche il così detto “boom economico” e il ventennio successivo – Prima Repubblica o regime Democristiano – è stato fatto a debito... I sacrifici di fiumane di persone che andavano a cercar fortuna nell’Italia settentrionale o in Europa, come le generazioni precedenti erano andate in America – del Sud o del Nord – e altri oggi s’imbarcano nei viaggi della speranza, sono da sempre usati per arricchire un’esigua minoranza di persone. Una minoranza di debitori verso una popolazione di creditori sul piano economico, sociale e culturale. Oggi ci dicono: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Chi ha vissuto al di sopra delle possibilità? Chi ha fatto profitti e si è arricchito dai proventi del debito sovrano?

Non è colpa dell’Assessore, cambiarlo non serve: dovremmo cercarlo fra gli asserviti a quel sistema politico che questa realtà ha creato... E’ il metodo che è sbagliato, lo ripeto: la politica non ha mai lavorato per “piano e bilancio” e non intende iniziare a farlo... Oggi, più di ieri, non hanno l’idea di un piano di sviluppo in nessun campo, e di conseguenza sperano che non ci sia la possibilità di un bilancio, su un operato tutto disastroso.”

  

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