Giovedì 15 Novembre 2018
   
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I Confini del Vento tra accoglienza, integrazione sociale e servizi

LAssociazione Interculturale_I_confini_del_Vento

  

logo confini_del_ventoLa Voce del Paese prosegue l’approfondimento nel tessuto associativo locale presentando ai suoi lettori l’Associazione interculturale “I Confini del Vento”.

Accoglienza, ascolto, sostegno, integrazione lavorativa e sociale degli stranieri, ma soprattutto Servizi questa in sintesi la mission e i campi d’azione dell’associazione guidata da Rosa Attollino.

“Noi siamo prima di tutto l’accoglienza” ci dice prontamente la presidente aprendo la nostra intervista. Incuriositi le abbiamo rivolto alcune domande per conoscere più da vicino questa realtà, punto di riferimento per le molte comunità straniere (e non solo) presenti in città. La crisi si fa sentire anche tra le donne italiane, non abbiamo la bacchetta magica cerchiamo di incrociare domanda e offerta, diamo un certo tipo di garanzia alle famiglie che ci richiedono badanti e collaboratrici domestiche, siamo una sorta di filtro per questa gente che entra nelle nostre case”.

Quando nasce I Confini del Vento? Quali servizi offrite al territorio?

“L’associazione nasce nel 2007 opera ad Acquaviva come Sportello Immigrazione offrendo numerosi servizi gratuiti che vanno dalla mediazione linguistica, alla mediazione culturale, a quella scolastica e sanitaria, all’assistenza lavoro e legale. Potete contattarci al 3292618248. E-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , siamo aperti al pubblico dalle 16,30 alle 19,30. In via Trento 13 presso la nostra sede sociale è attivo un servizio di doposcuola per bambini stranieri dalle 15 alle 17, ci tengo a precisare fatto sotto forma di volontariato. Il nostro sportello è aperto al pubblico Fino ad adesso non abbiamo mai avuto alcun sostegno economico da alcune Amministrazione Comunale. Insieme ai miei collaboratori stiamo elaborando un ambizioso e articolato progetto di sostegno scolastico e mediazione insegnanti-famiglie che presenteremo a breve per il prossimo anno”.

Attualmente i ragazzi che seguite di che provenienza sono?

“Al momento – prosegue Luca De Napoli, laureando in Studi Orientali presso L’Università “La Sapienza” di Roma seguiamo otto-nove utenti di cui alcuni albanesi, rumeni, cinesi e uno italiano. Nello specifico si tratta di alunni delle elementare e di studenti delle scuole medie inferiori”.

Avete trovato riscontri positivi?

“La risposta è stata più che positiva, sono state le stesse insegnanti che ci hanno indicato i disagi, e ci hanno supportati seguendoci da vicino devo dire che anche le dirigenti scolastiche sono stati contente di questa nostra iniziativa”.

E per il prossimo anno, cosa cambia? Parlavate di un progetto più articolato, vuoi anticiparci qualcosa?

“Si, il progetto ricalca intanto ciò che ho realizzato nel mio tirocinio universitario presso la scuola di piazza Vittorio uno dei quartieri più multietnici della capitale. L’idea è quella di trasporre qui ad Acquaviva i modelli presenti nelle grandi circoscrizioni romane. Si articola in tre fasi: supporto linguistico pedagogico per l’insegnamento a seconda delle aree geografiche da cui provengono ci sono problematiche linguistiche che rendono particolarmente difficile un aspetto dell’apprendimento; sostegno post scolastico o doposcuola per venire incontro alle esigenze delle insegnanti che devono andare avanti con il programma; sostegno per una mediazione culturale tra insegnanti e famiglie per il bambino cinese traduco per esempio gli avvisi scuola-famiglia. Per questo intendiamo chiedere dei finanziamenti.

Ho sperimentato che questo tipo di lavoro su tre livelli non è utile solo per i bambini delle elementari, ma anche per i ragazzi delle medie perché quando si cambia paese e modello scolastico a dodici anni c’è da fare un grosso lavoro di integrazione, accertarsi che facciano solo i compiti non serve a nulla. Molto spesso per i ragazzi non sapere se il prossimo anno saranno in Italia o meno è un fattore demotivante per imparare la nostra lingua.

La mediazione interculturale ha necessità di personale qualificato, ci auguriamo il prossimo anno di poter portare avanti questo progetto con nuove forze e strumenti. Prevediamo di mettere a disposizione cinque diverse figure professionali tra le quali uno psicologo, mediatore linguistico, educatori, laureati in lingue e letterature straniere e scienze della comunicazione. Abbiamo attivato alcune convenzioni con le facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione per avviare tirocini che ci consentono di avvalerci di personale ulteriormente qualificato, contenere i costi e permettere ai laureandi di fare una esperienza formativa importante. La formula dei tirocini ci consentirà di aumentare il numero dei ragazzi da poter seguire. I fondi vorremmo riceverli dalla nostra Amministrazione Comunale com’è giusto che sia visto che offriamo alla nostra città un servizio importante di cui dovrebbe farsi carico. C’è davvero molto da fare, abbiamo in cantiere tante iniziative di integrazione sociale e culturale”.


Commenti  

 
#1 un grupo de straneri 2012-04-10 19:09
forse bisogna di aiutare ki pensa a noi grazie asociazione
 

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