Martedì 20 Novembre 2018
   
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VERSO UNA GENERAZIONE A KM ZERO-1° Parte

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La Sostenibilità è un tema complesso, spesso più curato a sinistra che a destra: parte dai temi ambientali, poi rurali e territoriali.

Giunti alla territorialità, c’è l’urbanistica, la produttività a chilometro zero, l’energia rinnovabile. Dall’energia, segue la cura dei rifiuti solidi urbani.

Infine, il mercato locale, il mercato del lavoro, le questioni sociali. Non è una parola: è un vasto mondo di argomenti.

Il Bene comune, invece, è un fenomeno che può essere condiviso sia da persone che credono nei partiti politici, e sia da quelle che preferiscono non essere coinvolte in tali strutture: è la buona fede delle loro singole azioni che li unisce sotto un solo vessillo; un vessillo di perfezione a cui ognuno può tendere, ma senza mai riuscire a poterlo sinceramente rappresentare.

Il “Bene comune”, secondo il nostro modesto parere, può essere definito nella seguente formula: “Think local, act glocal”, ovvero “se vuoi migliorare il mondo, comincia dalla tua città, dal tuo prossimo”.

In ogni caso…

La città, il territorio, il mondo, mutano grazie al “reale” contributo del singolo. Un singolo che deve conseguire i propri interessi. Un singolo che deve generare benefici esterni alla comunità cui “sente” appartenenza, “reale” partecipazione sociale.

E per arrivare a questo, bisognerà comprendere il paese reale, analizzare fattori quali la comunità e il territorio.

Il primo pensiero dovrà già correre su come far girare l’economia locale. Annoveriamo anche il bisogno “costante” di parlare di mercato del lavoro, perché non si fa “mai abbastanza” chiara informazione su di esso: informazione che meriterebbe di ripartire dalle scuole, affinché la verità sullo stato delle cose possa vincere, un giorno, la demagogia giovanile dei paroloni, il merchandising dei vecchi simboli del passato.

Ai paroloni, si deve dunque rispondere con la parola “territorio”: e quando si pronuncia la parola “territorio”, la si accompagni con la sua “voglia di autonomia energetica”, o con la sua “voglia di rivalutare l’urbanistica o le altre risorse” (Come, esempio, prevede il progetto dei “pannelli” del “nuovo” Stadio Capozza di Casarano: soluzione che unisce risparmio energetico e innovazione urbanistica, con l’ambizione di poter erogare energia al di fuori della struttura e fino a settecento abitazioni. Fonte: Mediaterraneo News, anno IV n.23 novembre 2011).

Affinché coesione sociale e “Bene comune” possano tranquillamente trovare una sola chiave di lettura, servirà promuovere un comunitarismo di democrazia più partecipata, che potrà essere solo concepito dalle nostre più convinte istanze filo-costituzionali; in una visione di localismo sempre più moderno, moderato, dinamico, produttivo.

Un nuovo localismo: capace di coniugare a sé la tradizione, la produttività locale, il futuro sostenibile e l’integrazione. Che sappia accogliere nel rispetto delle regole e della laicità: laicità che non deve ipoteticamente trascendere dalla nostra più condivisibile concezione anti-nichilista. Un comunitarismo dinamico: non etno-nazionalismo, non relativismo.

Ma perché pensare dal basso? Perché è lo stesso mondo globale che parte dal piccolo, e il piccolo è ogni singola comunità: la sua capacità di produrre, la sua capacità di farlo nel rispetto dell’ambiente.

La sua capacità di comprendere sia l’esistenza di un’economia comunale, sia quella di un mercato locale.

Ma quale sarà il futuro “politico” della nostra sostenibilità? Sarà fatto di progettualità? O di semplici parole?…

Intanto c’era chi cercava di svegliare in città la coscienza civile, e lo faceva dietro un monitor e attraverso le proprie amicizie in social network: era il caso della “passionaria” Maria Gargano.

(La Voce del Paese – Edizione di Acquaviva delle Fonti, anno III n.6. 18 novembre 2011)

Durante il Consiglio Comunale del 7 novembre 2011, il Consigliere di minoranza centro-destra Michele Petruzzellis si era pronunciato a favore di una nuova politica sostenibile: “un meccanismo multilaterale delle frazioni secche e umide per migliorare l’attività di raccolta”. Iniziativa che si aggiungeva ad altre sue battaglie politiche: quali quelle per l’apertura di una centrale a biomasse e di un’impresa per il riciclo del pannello.

“Think global, act local” era il motto che già faceva tendenza nella città di Santeramo: “Santeramo futura”, il sogno di un networking portato avanti da dieci giovani della città. Architetti, operatori del sociale, esperti di comunicazione, economia, sociologia: sette settimane per porre in essere una proposta progettuale, con strategie di governance e di finanziamento. Il tutto da presentare all’attenzione dei prossimi candidati sindaci.

“Santeramo futura”, nella sua pubblica presentazione, ambiva così a introdurre nel proprio territorio il concetto di Glocal: l’idea del sociologo Zygmunt Bauman, l’obiettivo di far relazionare economicamente “a doppio senso” la globalizzazione e le esigenze locali.

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