Martedì 13 Novembre 2018
   
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"THINK LOCAL, ACT GLOCAL", RISPOSTA AL LETTORE

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Rispondiamo, con democratico rispetto e interesse, a una recente lettera di un nostro lettore: 

http://www.acquavivanet.it/rubriche/la-voce-del-paese/2682-qla-ricerca-del-bene-comune-e-possibile-e-credibileq.html

 Come già noto, non è nostra intenzione prendere una netta posizione sull’argomento:

http://www.acquavivanet.it/attualita/2683-qbene-comuneq-ultime-nostre-osservazioni.html

 

Nel senso che riconosciamo quanto questo tema sia, non solo nobile, ma squisitamente complesso: ma questa complessità, a nostro sincero modo di vedere, dovrebbe tendere quanto più al definire una sola, e condivisibile, definizione.

Il Bene comune è un fenomeno che può essere condiviso sia da persone che credono nei partiti, e sia da quelle che preferiscono non essere coinvolte in tali strutture: è la buona fede delle loro singole azioni che li unisce sotto un solo vessillo; un vessillo di perfezione a cui ognuno può tendere, ma senza mai riuscire a poterlo sinceramente rappresentare.

In un periodo non facile come quello che noi viviamo, parlare di “Bene comune” non è affatto inutile: è un toccasana; purché questa nostra forma di dibattito sia anche estesa all’interesse di una pluralità di nostri fedeli lettori. E senza eventualmente escludere i nostri politici locali.

La nostra preoccupazione nel rispondere a questa lettera sta proprio nel cercare di lanciare, prima ancora di un possibile dibattito, un messaggio costruttivo e non fraintendibile: perché oggi si parla male di “Bene comune” o come semplice “astrazione” di pensiero, o come “insano input” atto a sollevare facili “megafoni”. Invece è una cosa seria, un laboratorio di progetti, un segnale di democrazia, di ordine, di solidarietà, di civiltà: ergo, è, secondo noi, il trionfo della ragione e delle frasi “composte, etiche, e mature”. E non a caso, nel nostro piccolo articolo dello scorso 31 dicembre, abbiamo definito il trittico “progettualità, razionalità, responsabilità territoriale”: la progettualità è la risposta sia al silente familismo amorale e sia al troppo rumore delle piazze, a loro modo motivate, ma talvolta distanti da un obiettivo non fraintendibile. Il “Bene comune”, secondo il nostro modesto parere, può essere definito nella seguente formula: “Think local, act glocal”, ovvero “se vuoi migliorare il mondo, comincia dalla tua città, dal tuo prossimo”. E rincariamo con “pensa moderato e locale, agisci democratico e glocale”: per moderato non intendiamo un ripiegarsi sui valori di un determinato partito, ma una semplice scelta della nostra democrazia, liberaldemocratica e Costituzionale, come risposta a chi, attraverso vecchie ideologie, mina alla credibilità della democratica società italiana.

Ognuno di noi non può negare di essere di destra, di centro, o di sinistra: può pensarla come vuole, ma nessuno sogni una “post-democrazia”. E per evitarla, si riparta dal basso: affinché si progetti dal basso, si discuta dal basso, si pensi democraticamente dal basso, si rivaluti il basso. Se non si fa questo, poi non ci si lamenti che i problemi di un territorio siano “legati alle risorse di singoli individui, che di singole comunità”. Per spiegare questo concetto elementare, non servono discorsi lunghi: “senza scomodare un Platone o un Aristotele, qual è la prima cosa di cui tra noi si dovrà maggiormente discutere?”…

“La rivalorizzazione del nostro territorio?”… “Delle nuove strategie condivise per migliorare la nostra economia locale?”…

“E quali sono le condizioni che versano i nostri anziani o i nostri giovani?”… “Come possiamo promuovere cultura o integrazione sociale?”…

Ad Acquaviva abbiamo fior di liberi opinionisti, di partiti politici, di movimenti civici, di associazioni culturali, di scuole, di piccole imprese, e di esercenti: “non sarebbe ora di considerare il proprio Comune come un condominio e far partecipare attivamente più realtà assieme?”…

L’idea non sarebbe male. Noi, dal canto nostro, non abbiamo ancora in dotazione delle bacchette magiche: ma possiamo pensare a una nuova forma di comunicazione, passando dalla quotidiana informazione-notizia all’informazione-dibattito. Dall’informazione-dibattito ai forum eventualmente proposti dai nostri lettori. Sempre a limite del nostro possibile, “chiedete e vi sarà concesso spazio”.

  

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