Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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"BENE COMUNE", LA RISPOSTA A UN NOSTRO LETTORE

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Siamo lieti di rispondere, con serenità, a un recente comunicato di un nostro lettore.

( http://www.acquavivanet.it/rubriche/la-voce-del-paese/2640-qprotagonismo-diffusoq-risposta.html )

Interessante o meno, l’articolo dello scorso 31 dicembre invitava tutti i nostri lettori nel potersi esprimere liberamente.

( http://www.acquavivanet.it/attualita/2633-invito-ai-lettori-qcome-guardare-al-bene-comuneq.html )

Noi non vogliamo prendere delle posizioni: laddove è per noi possibile, cerchiamo di lanciare nuovi temi e messaggi costruttivi. Quanto ai temi recentemente promossi, erano solo ipotetici: restavano uno spunto per sollevare un possibile, e sano, dibattito fra i lettori.

Il concetto di “Polis” era solo in senso metaforico: era un modo, un piccolo sprono intellettuale, per far concentrare l’attenzione sui temi “piccoli” e provenienti dal “basso”. I “grandi temi”, per quanto possano essere interessanti, spesso non coinvolgono le nostre vite così direttamente: perché sono temi più grandi dell’azione dei singoli. L’importanza del piccolo sul grande è nel non vivere di propaganda: perché un piccolo tema si limita ad affrontare direttamente le questioni sociali.

Ma chi crede nel bene comune è libero di fare una scelta: o vive il fumo dell’emotività e delle vecchie ideologie, o pensa in forma più civile; con l’atteggiamento di chi ama le istituzioni, il territorio e la pace sociale fra le diversità: partendo con una ipotetica comunanza “civica” delle idee sociali, e sostenibili, fra cittadini di destra e di sinistra. E questo era un concetto già presente nell’articolo del 31 dicembre.

Siamo comunque liberi: liberi di credere e non credere. Liberi di credere nei partiti, come nelle liste civiche. Siamo anche liberi di aderire, o meno, a scelte politiche o partitiche. Liberi di sentirci maggiormente coinvolti nella vita politica, e locale, di tutti i giorni, ma senza mettere in discussione il nostro modo di essere civili e razionali.

In merito all’esempio fantapolitico della Polis Sostenibile, abbiamo semplicemente ipotizzato l’utilità di un laboratorio atto a rivalorizzare le risorse del territorio acquavivese: un laboratorio che poteva nascere attraverso un forum costante sulla Sostenibilità e Produttività locale (intesa come “capacità” di produrre ricchezza, posti di lavoro, nuova impresa, soluzioni sociali e sostenibili. Incluse, volendo, soluzioni anche “glocali” – Think global, act local). Un forum che consenta un dialogo sinergico fra associazionismo locale, scuole locali, imprese locali, ed esercizi locali. Sempre nel rispetto del filone fantapolitico, qualora i partiti non rispondano con interesse ai temi della sostenibilità locale, “nulla” potrebbe poi impedire la formazione “ipotetica” di nuove piattaforme civiche, sia a destra che a sinistra, e capaci di promuovere esempi di politica “moderata” e “creativa”. Abbiamo, infine, parlato del concetto di comunità in senso dinamico: perché l’uomo e la sua società, per natura, sono entrambi enti dinamici e in continua trasformazione. Ma senza la coesione sociale e lo spirito di comunità conosceremo ghetti, tensioni di piazza, e omologazione culturale volta al nichilismo di valori: un nichilismo fatto di estremo particolarismo e di piena rassegnazione individuale; dove, in una società “meno ricca e felice rispetto al giorno prima”, ognuno poi penserà per sé. E bisognerà poi fare una scelta: o credere nella capacità di saper rivalutare le proprie risorse locali, oppure limitarsi ad accusare il colpo di una società dove conteranno solo le risorse dei singoli. I nostri giovani, di conseguenza, meritano di conoscere risposte, buona politica, e partecipazione alla politica: quella dei progetti sul territorio. Ai lettori: un sereno invito nel continuare a esprimere la propria opinione. Ancora auguri di un buon 2012.

Commenti  

 
#1 Michele Natale 2012-01-05 17:43
Capisco la scelta di procedere con cautela, riconosco il merito della redazione Acquaviva net per l’avvio di questo confronto, però, se si resta allungo in mezzo al guado, si rischia di annegare. «Prendere posizione» è utile e necessario per qualsiasi scelta s’intende fare. Posizioni non chiare su cui democraticament e confrontarsi lasciano presagire qualcosa di indicibile, un fine nascosto, una scelta predefinita. L’avvio di una ricerca in un “laboratorio” deve significare un’apertura e massima disponibilità a tutto campo, iniziando quindi, dal rifiutare di dividere i temi e i piani dell’impegno fra «temi “piccoli” provenienti dal “basso”» e «grandi temi» che non «coinvolgerebbe ro le nostre vite».
Quali sono questi “grandi temi”? Se non coinvolgono la nostra vita, non sono grandi, sono inutili!
La mia risposta intendeva essere un invito ad approdare su qualche sponda, non destra politica o sinistra politica – non m’interessa – soltanto l’invito ad abbandonate la vecchia e inutile demagogia della politica.
Saverio Iacobellis non dice – forse non è informato – ma esperienze simili quella da lui proposta stanno sorgendo ai quattro angoli del Paese (a Roma, a Lecce, a Milano, ecc.), è uno dei tanti tentativi che gli apparati politici stanno mettendo in campo per tentare di resistere. La divisione fra “piccolo” e “grande” ne è la prova. I partiti politici hanno capito che così non reggono, che il loro dominio sta crollando, devono riformarsi per resistere, cedere un poco del loro onnipresente potere. Vogliono farci credere che cambiare la lampadina fulminata del nostro quartiere e il “piccolo” problema in cui “le nostre vite” possono essere coinvolte. Ai “grandi temi” però, ci penserà la politica, riveduta e imbellettata tramite le liste civiche di destra e di sinistra.
 

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