Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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INVITO AI LETTORI: "COME GUARDARE AL BENE COMUNE?"

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A fine anno, è la madre di tutte le domande.  

Come guardare al “bene comune”?… Proviamo, ora, tutti, a riflettere e a rispondere a tale quesito.

Sappiamo bene che non è facile guardare al “bene comune”: visto che, come comuni cittadini, siamo tutti bravi a parlarne; come è altrettanto vero che se le cose non vanno bene, dal Comune fino ai palazzi più alti, è anche nostra la responsabilità.

Inutile dire che la nostra razionalità è la migliore cura ai nostri malanni sociali, e l’emozione della vecchia ideologia resta una malattia oggi da estirpare.

Cerchiamo, ora, di immaginare da dove si potrebbe ripartire: immaginiamo, nulla di più.

Una Polis Sostenibile, un laboratorio per la rivalorizzazione delle nostre risorse: un laboratorio che analizzi, attraverso un networking di volontari, quattro flussi quali i settori primario, secondario, terziario, e l’andamento del mercato locale del lavoro.

Un networking espressione di un costante forum cittadino costituito da associazioni, scuole, imprese, esercizi… Il tutto per far ripartire il concetto di produttività della Polis, come monito a un nuovo modo di fare politica partendo dal basso, a “chilometro zero”: attraverso una o due piattaforme civiche moderate e localiste, a destra come a sinistra, purché unite in valori comuni quali le idee sostenibili e sociali…

Ammettiamo candidamente che tutte queste sono e restano parole, ipotesi, vie percorribili, sogni. Utopie. Ma bisognerebbe cogliere da queste una morale ben precisa e più profonda: chi pretende oggi di vivere un mondo migliore o senza confini, sappia almeno partire da casa propria. E non partire, cambiare.

E vogliamo lanciare un monito ai giovani acquavivesi: se proprio volete credere nel bene comune, pensate senza bandiere. Non ripudiatele, ma sappiate porre fine al trittico “ideologia-emozione-grandi temi”, per lasciare spazio a “progettualità-razionalità-territorio”: pensate e non siate pensati. Sappiate privilegiare per primo il vostro punto di vista, i vostri veri problemi. Il vostro concetto di comunità venga sempre da voi inteso in senso dinamico: perché ogni società è soggetta a continui cambiamenti, purché resti sempre una società coesa. Purché resti sempre la vostra società. Ai lettori: un cortese invito a esprimere la propria opinione. 

BUON 2012.

 

Commenti  

 
#5 Saverio F Iacobellis 2012-07-12 00:28
...Ammettiamo candidamente che tutte queste sono e restano parole, ipotesi, vie percorribili, sogni. Utopie. Ma bisognerebbe cogliere da queste una morale ben precisa e più profonda: chi pretende oggi di vivere un mondo migliore o senza confini, sappia almeno partire da casa propria. E non partire, cambiare...
 
 
#4 Saverio F Iacobellis 2012-07-10 10:14
Pane al pane, vino al vino...

L'acquavivese medio, l'uomo della strada, quanto, oggi, potrebbe vedere in queste parole di articolo una semplice utopia?

In tutte. Però, onesto quesito: perché ogni partito, o movimento, non riesce, oggi, a dotarsi di una consulta interna (ipotizzabile PROPRIO nell'incontro LOCALE di associazioni, settori dell'istruzione , imprese, esercenti) atta a parlare di temi PROPRI di futura produttività e corretto sviluppo pro-locale?

Perché, se la politica dei cartelli elettorali ha la sua ragion d'essere, non si fa ANCORA a "gara" a chi fa meglio? E a chi "coinvolge" meglio l'uomo della strada?

Perché non si impara, RIPETO, oltre a fare i programmi politici locali, a progettare dal basso le nuove soluzioni di produttività maturabili dall'incontro, magari costante, di esponenti locali già coinvolti nel settore economico-associazionista-culturale?

Sì, è ANCHE vero: sono chiacchiere.
E una prima soluzione è sempre fare un passo indietro e contare fino a dieci prima di esprimersi. Oddio: ci può anche stare...
Però, anche NON dire mai nulla è sbagliato.

E se qualcuno vuole ANCORA esprimere la PROPRIA opinione, NON si neghi. Grazie.
 
 
#3 curioso 2012-01-02 22:56
Per il bene comune, bastano due regole: 1^regola) accessibilità, per chiunque, immediata (massimo 3 giorni) e senza formalità ad ogni documento, lettera, atto, su supporto cartaceo o magnetico o informatico in possesso degli enti locali, regionali o nazionali (salvo se si tratta di documenti segretati con apposito provvedimento pubblico degli organi preposti). 2^regola) gli amministratori di enti locali, regionali e nazionali possono rimanere in carica solo per cinque anni (al massimo dieci), vale a dire una o al massimo due legislature e poi devono obbligatoriamen te tornare al loro lavoro.... Da queste due semplici regole ne nascerebbero numerose altre, tutte automaticamente orientate verso il bene collettivo.
 
 
#2 Michele Natale 2012-01-01 11:26
A mio avviso il punto di partenza deve essere un alto. La priorità non può che essere “le persone e le idee”. E’ in virtù delle persone e delle loro idee che potremmo cominciare a confrontarci – non dall’ipotizzare in partenza future «piattaforme civiche moderate e localiste». Abbiamo bisogno di partire dal reale stato delle cose in movimento non dalla fissità della politica che non si accorge che tutto sta cambiando, che motivi radicalmente contrastanti si scontrano e mescolano, si sovrappongono e polarizzano nelle vicende planetarie della nostra specie. Le speranze e le capacità di migliorare la vita erompono in modo concentrato come coscienza attiva e rivoluzionaria, gettando una luce su ciò che c’è dietro e alla radice, nell’intimità e nelle scelte delle persone.
E’ questo straordinario processo che la politica vuole fermare con le guerre, con il terrore del nemico che avanza – l’immigrato nero e mussulmano, con la richiesta di sacrifici per la crisi economica e l’idea di salvare la nazione (unita o divisa pur che sia nazione). La politica va in tutt’altra direzione rispetto al bene comune, in una direzione opposta al bene. Il bene comune non può essere ricercato con gli strumenti della politica, con le liste e i voti, quello che abbiamo bisogno di cercare e trovare, prima di poterlo guardare, è il bene che sta nelle coscienze della nostra specie. Parlo di coscienza perché e di un nuovo processo di presa di coscienza che l’umanità ha bisogno, dobbiamo divenire consapevoli che tutto si può cambiare, iniziando da noi stessi e da chi ci sta intorno. I discorsi della politica, fino a poco fa dominanti, risuonano sordi e vacui, echi distorti, lontani e ormai privi di credibilità. L’immagine che i vertici del sistema democratico politico hanno voluto dare di se e del futuro non inganna quasi più nessuno, significa che un cambiamento è già in corso, dobbiamo capirlo e indirizzarlo verso il bene comune.
Buon lavoro e continuiamo a discuterne.
 
 
#1 Michele Natale 2012-01-01 11:26
La riflessione intorno al bene parte male se inizia con l’ipotizzare «una o due piattaforme civiche moderate e localiste, a destra e a sinistra,…». La riflessione sul bene comune, a mio avviso, non può che partire dal valorizzare l’importanza delle persone e della loro possibilità di affermarsi come personalità, del farsi delle relazioni e della costruzione di nuove comunanze. La possibilità di comprendere il significato più profondo della soggettività complessa, della forza che abbiamo e da come s’impara a pensarla e a viverla.
La priorità di questo confronto non può essere definita a priori: «una Polis Sostenibile, un laboratorio per la rivalorizzazion e delle nostre risorse …». Pur condividendo l’idea di un laboratorio – il richiamo alla Polis significa tentare di tenere insieme qualcosa che nasce dai conflitti, vive con i conflitti e ha bisogno dei conflitti per sopravvivere con l’esigenza di pace per il bene comune. E’ dalle città-stato, agli imperi dell’era di mezzo, dagli Stati moderni post rivoluzione francese, fino agli oramai decadenti Stati della contemporaneità che la storia si basa sui conflitti per il potere degli uni sugli altri, non certo per il bene comune. Il ricorso alle guerre degli ultimi anni e il predisporsi per una “guerra permanente” sono la conseguenza di questa logica di fondo.
 

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