Martedì 20 Novembre 2018
   
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AVO: “QUANDO AIUTARE DIVENTA UNA MISSIONE”

Il tavolo_dei_relatori_del_convegno_AVO

  

Si è svolta mercoledì 26 ottobre, nella Sala Congressi dell’Ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti, la terza giornata nazionale dell’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) che ha avuto come tema “L’Italia unita nei valori della solidarietà” ripercorrendo la storia del volontariato dal 1300 ai tempi recenti. All’avvenimento hanno partecipato gruppi di volontari e cittadini.

Il presidente dell’AVO, Vito Carnevale, ha annunciato l’ammissione di quarantadue nuovi corsisti nell’associazione e ha presentato gli ospiti dando loro la parola a cominciare dal governatore dell’Ospedale Miulli, Don Mimmo Laddaga che dapprima ha voluto sottolineare il proprio ruolo di rappresentanza, non dell’ospedale in quanto istituzione, ma dei suoi stessi pazienti ringraziando da parte loro i presenti, quale parte di una più ampia cerchia di persone che operano nel volontariato. “Lavorare insieme perché stiamo bene insieme” ha affermato il governatore, ribadendo che l’operato dei volontari è frutto di una solidarietà comune volta a tendere la mano verso chi ha bisogno di un sostegno morale e concreto, senza finalità altre se non l’interesse a dare assistenza.

Si è unita ai ringraziamenti anche l’Assessore ai servizi sociali del comune di Acquaviva, Carmela Capozzo.

È intervenuto anche il dottor Claudio Lodoli, presidente nazionale dell’AVO che ha sottolineato l’importanza del volontariato in Italia in quanto paese che fino a 150 anni fa era definito solo geograficamente, culturalmente e nel credo religioso che però mancava di solidità politica e sociale. Lodoli ha evidenziato l’importanza del volontariato dopo l’unificazione d’Italia che è divenuto strumento di condivisione sociale soprattutto dalla Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi superando le divisioni ideologiche, basti pensare alla forte solidarietà che si concretizza tra la popolazione quando accadono eventi quali alluvioni, terremoti, ecc. “Nei valori della solidarietà noi possiamo avere un po’ di speranza” afferma il presidente.

Un interessante excursus storico del volontariato in Italia è stato esposto dal dottor Leonardo Ascatigno che ha percorso in una serie di tappe l’”evoluzione” che questa forma di solidarietà sociale ha avuto partendo dal XIV secolo quando nell’Istituto Santa Casa dell’Annunziata di Napoli venivano accolti i bambini indesiderati abbandonati dai genitori e dove in pochi anni circa quattromila volontari prestavano servizio per accudire i fanciulli. Nel corso degli anni fino al ‘700, si è assistito ad un altalenarsi del volontariato religioso della Chiesa a quello laico, fino ad arrivare all’epoca dell’Illuminismo quando subentra una diversa idea su come potersi relazionare al prossimo nell’ambito della carità e del volontariato: “la solidarietà laica era basata sul diritto dell’uguaglianza e dell’assistenza”. Come già ribadito in precedenza dal presidente Lodoli, anche il dott. Ascatigno rimarca l’importanza del volontariato nel periodo post- bellico per la ricostruzione del paese quando intere comunità unite da un unico ideale, la solidarietà, insieme si operano per ridar vita al paese respirando per la prima volta area di nazionalismo. I termini “amicizia” e “legame comunitario” entrano a far parte dell’linguaggio comune. Il volontariato negli anni diviene “istruito” e non più basato sull’improvvisazione. “È necessario dare importanza alle persone comuni, alla storia sociale” afferma Ascatigno, e aggiunge “I valori del volontariato sono comuni e condivisi”.

Infine è intervenuto Giuseppe Solazzo, presidente della consulta comunale di Acquaviva , sul significato dell’essere volontario sostenendo che essere un volontario significa “abolire tutti gli schemi della nostra società […] e far parlare il nostro cuore” in quanto in un contesto ospedaliero i volontari diventano “i parenti che non verranno mai a far visita” ascoltando le loro sofferenze e dando sostegno morale. A suo parere il volontario è un “rivoluzionario della nostra società” che sceglie di condividere una sofferenza, una malattia, mettendo da parte il proprio diletto per alleviare il dolore altrui senza un proprio tornaconto se non quello di aver fatto un gesto solidale.

 


Commenti  

 
#1 giusy 2011-10-27 18:16
...con "massiccia partecipazione" di pubblico!
 

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