Martedì 13 Novembre 2018
   
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CONVEGNO: "COME SVILUPPARE LE EN. RINNOVABILI"

Invito_Cofidi

In collaborazione con il Centro Tecnologico per la Innovazione e la qualità per l’abitare, la CNA di Bari organizza un importante evento sul tema “Come sviluppare le energie rinnovabili”.

L’iniziativa di terrà a Bari presso l’Hotel Villa Romanazzi Carducci (Estramurale Capruzzi) il giorno 7 luglio a partire dalle ore 15.00.

Saranno affrontate, dalle diverse esperienze che il settore ha maturato sul territorio, le tematiche afferenti le RINNOVABILI  all’indomani soprattutto del decisivo esito referendario del 12 e 13 giugno in cui è stata messa da parte per il prossimo avvenire la costruzione di centrali nucleari in Italia (in Puglia se ne prevedeva di realizzarne una) e alla luce degli effetti che ha determinato l’applicazione della normativa contenuta nel recentissimo e disastroso decreto del ministro Romani.

Il governo centrale, a marzo scorso, attraverso la emanazione del suddetto dispositivo legislativo  ha “STACCATO LA SPINA” alle rinnovabili mentre si “ERA TUTTI IN CORSA”;  ora è necessario riformare la strategia in Italia.

Il popolo dei votanti il referendum ha spiegato al Paese e al Governo che gli impianti di produzione di energia derivata da  fonti “rinnovabili” rappresentano il percorso da continuare a perseguire e consolidare.

La frenata che abbiamo registrato con il Decreto “Romani (il cosiddetto IV CONTO ENERGIA) “ ha prodotto seri problemi alla vitalità delle imprese che si sono ritrovate nel bel mezzo di un guado senza sapere dove andare, cosa fare e come fare soprattutto con le risorse finanziarie che improvvisamente il sistema bancario ha sottratto al settore. Così, di punto in bianco.

In Puglia, in questa nostra provincia, i problemi che si sono determinati sono seri.

Non si può continuare con questo andare senza senso e prospettive. Il pericolo è che si consolidino le tensioni esistenti e si ricacci indietro il sacrificio di anni di investimenti delle imprese sul versante della innovazione, degli investimenti qualificanti e sull’occupazione.

L’intento è ora di come ricostruire un quadro di certezze per ridar respiro alle imprese, agli investimenti e alle strategie di consolidamento delle politiche energetiche in puglia.

La Regione Puglia deve riassumere un ruolo centrale nella programmazione degli interventi sul sistema energetico pugliese e ridar consistenza alla relazione con il mondo delle imprese.

La Regione Puglia deve riattivare tutte le procedure che possano consentire di abbreviare i tempi tecnici per l’ottenimento delle autorizzazioni e pianificare, per il corso degli anni prossimi, le strategie di implementazione dei sistemi energetici integrati.

Vi sono ancora corpose resistenze di carattere, sia procedurali che di orientamenti, da parte di numerose amministrazioni comunali, che di fatto sottovalutano la decisiva rilevanza di alcune questioni introdotte da recenti norme regionali, che se adottate si conseguirebbe il vantaggio di determinare nuovi investimenti, qualificare l’ambiente nel rispetto dei contesti paesaggistici e urbanistici, incrementare l’occupazione e consolidare economie di mercati territoriali.

 

Su queste questioni intendiamo aprire la discussione.

La parola deve essere ridata a tutti. Ognuno nella sua responsabilità deve essere posto nella condizione di poter raccontare la sua esperienza raccordata con quella degli altri.

E la Regione, con le forme e gli strumenti che riterrà, deve creare queste condizioni.

L’energia, la produzione di energia attraverso sistemi rinnovabili, è patrimonio di tutti.

Non è questione di distretti : la dimensione delle problematiche è ormai così tanto assortito che occorre ben altro del salotto buono di un distretto. 

Apriamo alle nuove esperienze e alle nuove intenzioni.

Questo è il senso di questa iniziativa.

 Invito_retro

 

 

Commenti  

 
#1 claudioD 2011-07-12 00:01
Con estrema facilità e con molta demagogia i promotori del SI al referendum (no al nucleare) hanno creato un antagonismo tra rinnovabili e nucleare che tecnicamente non esiste. Per la produzione del cosiddetto carico di base esistono pochissime alternative all'atomo: carbone, gas e, per i paesi che ne hanno a sufficienza, il geotermico. Le prime due fonti sono tra l'altro responsabili del cosiddetto riscaldamento globale. Invece i promotori del SI hanno convinto gli italiani che con molte pale eoliche e molti campi di fotovoltaico possiamo già produrre l'energia che le centrali nucleari in progetto avrebbero erogato. Falso. La stessa Germania, che nel post-Fukushima ha deciso di dismettere entro il 2022 le proprie centrali nucleari, farà ricorso a 20 GW di centrali alimentate da fonti fossili (carbone e gas). Il decreto Romani non ha fermato la rivoluzione verde, ha solo messo fine alle facili speculazioni dei capitali sul mercato delle rinnovabili incentivate. Se si cerca l'innovazione delle rinnovabili, allora bisognerebbe prendere in seria considerazione queste frasi:

"il problema della innovazione non è interamente prestabilito. Gli uomini di affari investono in ricerca e sviluppo in tecnologie con qualche speranza di guadagno e per questa ragione buona parte sforzi sulle energie rinnovabili non sono attraenti agli occhi degli investitori di capitali. La ricerca in questo campo potrebbe essere rallentata senza qualche incentivo governativo a spingerlo lungo la via. Tuttavia, come l'economista Robert Michaels evidenzia, la maggioranza dei sussidi coinvolti nella energia verde giungono al versante commerciale, non alla ricerca. Il governo sta cercando di scegliere i vincitori e i perdenti con le attuali tecnologie. (...) Facendo così sta ostacolando, o quantomeno disincentivando il normale processo innovativo che potrebbe sbloccare la vera rivoluzione nelle tecnologie verdi."

http://tinyurl.com/4o9jmeg/

La realtà è che il vecchio modello degli incentivi aveva già individuato in una serie di tecnologie (fotovoltaico ed eolico) le soluzioni al problema energetico, fino a spingere la gente a crederci con fermezza. Il risultato referendario ne è la prova. Gli incentivi servono a creare le economie di scala capaci di abbassarne i prezzi e permetterne la diffusione di massa (incentivo al versante commerciale). Invece queste tecnologie non sono né saranno mai la soluzione ai nostri problemi energetici, né una vera alternativa al bisogno di costruire centrali nucleari, o in alternativa centrali a carbone o gas. Per questo bisognerebbe forse legare l'incentivo al raggiungimento di taluni requisiti tecnici ottenibili solo con un serio lavoro di ricerca e sviluppo. I primi obiettivi dovrebbero essere la programmabilità della erogazione della energia da fonte rinnovabile e il raggiungimento di un numero di cosiddette "ore equivalenti" più elevato possibile.
 

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