ALTRATENSIONE: “IL PARCO EOLICO SI FARA’”

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Comunque vada, non saranno 28 saranno 20, il Parco Eolico si farà”. Non hanno dubbi alla AltraTensione Srl, la società acquavivese al centro di un vespaio di polemiche da diversi mesi.

AltraTensione è una società consolidata nello sviluppo e nella progettazione e realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici in autorizzazione unica. Opera da circa quattro anni sull’intero territorio nazionale, regionale e provinciale. Ad Acquaviva ha già realizzato più di 5 impianti fotovoltaici e ha offerto lavoro ad ingegneri e manodopera del paese (tra i quali l’ing. F. Bruno e l’ing.  T. Valeriano).

La società si occupa dello sviluppo del progetto, ne segue l’intero iter burocratico che passa tra Provincia e Regione (compresi una ventina di Enti preposti ad esprimere parere favorevole o contrario), nel momento in cui ottiene l’autorizzazione sipreoccupadi attrarre gli investitori esteri (multinazionali) per realizzare gli impianti.Gli investitori esteri acquistano il nostro progetto.. noi ci occupiamo della direzione dei lavori.. saremo noi a scegliere imprese e maestranze che dovranno realizzare gli impianti e assicuriamo un indotto notevolissimo per Acquaviva..basti pensare che solo il 25% sarà composto da tecnici stranieri super specializzati, (data la carenza strutturale di questo tipo di figure qui in Italia) e il restante 75% sarà composto da imprese e manodopera locale” afferma sicura Carmela Maria Rosaria Rella Amministratore Unico di AltraTensione.

AltraTensione ha messo sul piatto un investimento pari a 150 milioni di euro. Una grossa fetta è, ovviamente, per l’acquisto e l’installazione dei tralicci, delle pale e dei generatori (1 sola torre completa costa circa 3 milioni di euro). Ma ci sono somme “minori” che potrebbero muovere interessi anche locali: dal calcestruzzo all’impiantistica elettrica per arrivare agli indennizzi per gli espropri. Insomma un giro di danaro non indifferente. “Abbiamo pensato di far partecipare nell’investimento di quest’opera anche l’intera comunità attraverso un fondo comune di investimento dove singoli cittadini, imprese e persino il Comune possa acquistare una quota e diventare piccolo azionista, su investimenti che rendono dal 10% all’11%”conferma ottimista la Rella.

Il business dell’eolico secondo alcuni deriva dagli incentivi sulla produzione di energia, garantiti a quanto pare per 15 lunghi anni ma anche e soprattutto da un mercato di carta, il mercato dei famigerati “certificati verdi”, che possono essere comprati dalle grandi aziende al piccolo produttore se queste grandi aziende non hanno prodotto, di loro, la percentuale di energia rinnovabile prevista dalla legge”.

Secondo l’Authority per l’Energia “nel solo 2008 il Governo ha sborsato 1.230 milioni in certificati verdi" -pagati grazie all’addizionale sulle nostre bollette. E ovviamente le nostre bollette restano le più care d’Europa.

Partendo dal fatto che un kwatt di energia al cittadino costa oggi 6,5 centesimi, chi produce eolico ne intasca intorno al doppio e chi invece si butta sul fotovoltaico può arrivare a cinque sei volte il valore iniziale, intorno ai 39-40 centesimi di euro.

E contro il far-west dell’eolico e del fotovoltaico, spuntano comitati a ogni piazza, a ogni tavolino di bar. Ad Acquaviva ad esempio a condurre la propria battaglia ci sta pensando il Comitato Murgiaviva, che a Cassano delle Murge si sta battendo per impedire l’installazione di ben 33 pale eoliche della Enel Green Power.

Comune, Comitato Murgiaviva , Associazioni di categoria, aziende, e associazioni culturali di Acquaviva hanno già fatto sentire la loro voce in Provincia e in Regione.

Proprio sulle osservazioni prodotte dall’UTC di Acquaviva gli ingegneri della società sono alquanto polemici:”sul nostro territorio sono presenti due falde, una superficiale e l’altra in profondità (tra le due vi è una distanza di circa 400 m) il rischio paventato dal Dirigente dell’UTC di perforare le falde acquifere e provocare una catastrofe è davvero infondato poiché gli scavi che noi andiamo a realizzare sono al massimo di 15-20 m per dei pali in cemento armato che hanno un diametro di 80 cm, per rafforzare le fondazioni su cui sorgeranno le torri…i plinti che andremo ad installare sulle piazzole individuate avranno una dimensione di circa 15-16 m di lato, un altezza di circa 2,50 m ad una profondità di 4 m..dunque a mio avviso la catastrofe della caduta dei palazzi del centro storico è pura demagogia”dichiara l’ing. Fabio Faccapelo.

E sullo scempio paventato al patrimonio paesaggistico territoriale l’ing. Maria Rosaria Mangiatordi dichiara “gli uliveti o i frutteti che andremo ad estirpare saranno per obbligo di legge ripiantati; lo stesso dicasi per i muretti a secco che andremo ad abbattere, per legge siamo tenuti a rifare muretti a secco nuovi di zecca e non in cemento come affermato dal dirigente dell’UTC…poi per quanto riguarda i cavidotti (dal diametro di 4- 5 cm) c’è da pensare anche ai benefici che ci saranno dato che siamo obbligati a ripristinare le strade (le quali sono tutte dissestate).. la lunghezza dei cavidotti si aggira attorno ai 25 Km complessivi e saranno posti ad una profondità di circa 1.20 m viaggiando sul ciglio della strada…per quanto riguarda il trasporto con tir e mezzi pesanti abbiamo studiato il percorso e possiamo assicurare che gli interventi di allargamento delle strade saranno davvero minimi…del resto poi durante i lavori ci sarà il monitoraggio costante del Corpo Forestale”.

Relativamente alle dimensioni degli aerogeneratori gli ingegneri assicurano un diametro di 112 m, una altezza della torre di 105 m, i 160 metri si raggiungono solo nell’istante in cui l’elica (52 m) è in asse con la torre. “Più alte sono le pale, più c’è produttività per le centrali…la velocità del vento necessaria a mettere in azione gli aerogeneratori è di 6 m/s..qui ad Acquaviva la velocità media del vento è di 5 m/s…a regime con 28 pale eoliche la produzione di energia sarebbe stimabile intorno ai 240.000 MWh, ovvero un fabbisogno energetico di 50.000 famiglie…energia pulita, verde che verrà immessa nella rete nazionale”.

Gli aerogeneratori sparsi a macchia di leopardo tra  Nord e  Sud di Acquaviva, sembra, non ricadono in nessuna zona vincolata. “Nel pieno rispetto delle vigenti normative comunitarie, nazionali e regionali sono state individuate aree completamente prive di qualsiasi vincolo SIC (Bosco di Mesola), ZPS, zone IBA, vincoli architettonici o archeologici ecc..la Regione Puglia ci impone una distanza di buffer da queste zone del raggio di 300m..basta visionare le mappe e ci rendiamo conto che nessuna delle pale rientra in queste aree…a differenza di quanto affermato dall’UTC non c’è nessun impianto che ricade in zona di tipo B, ricadono tutte in zona di tipo E”.

Insomma spetterà alle nuove normative regionali decidere se approvare o meno questo imperioso progetto.  Si prospetta nei prossimi mesi davvero una lunga “battaglia”.