Martedì 20 Novembre 2018
   
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ASS. PIETROFORTE: "AUGURI A TUTTE LE DONNE"

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Oggi si festeggia la Festa della Donna. Negli anni molte sono state le critiche mosse a questa festività, molto spesso svilita perché letta come una fuga dalla monotonia quotidiana da stemperarsi nei locali e nelle pizzerie, quasi come se da una società votata alla passività, alla mancanza di passioni e di emozioni, si rifugga semplicemente consumando una serata diversa dalle altre.

La Festa della Donna non è questo: rappresenta piuttosto la consapevolezza che le donne, a lungo relegate in un ruolo di secondo piano, esistono ed hanno la stessa forza degli uomini all’interno di una dialettica sempre costruttiva e votata ad un obiettivo comune, quello di creare una società migliore. Se fino all’Illuminismo si credeva nell’esistenza di un solo sesso, di cui la declinazione maschile era quella giusta, quella femminile quella malriuscita, dopo il 1700 si è compresa finalmente l’esistenza di due sessi, l’uno non alternativo ma complementare all’altro. È stato allora che la donna è diventata altro, creando i presupposti della sua dignità.

Oggi il tema della dignità della donna è tornato tristemente di moda, quello che era un concetto acquisito è stato rimesso in discussione, perdendosi nella passerella che da Arcore conduce alla Questura, perdendosi nelle borse griffate e nei regalini, nei favori barattati in cambio del proprio corpo. Così facendo la donna ha rinunciato alla sua alterità, perdendo la propria autonomia e disperdendo la propria personalità.

La bellezza femminile viene utilizzata come arma da scagliare contro una generazione intera, angustiata dalla precarietà del proprio presente e dalla assoluta imperscrutabilità del proprio futuro. La bellezza rappresenta un lasciapassare verso ruoli di prestigio, rappresenta la rinuncia all’orgoglio di essere donna.

Tutto ciò non vuol dire affermare il valore delle donne dimenticandoci della nostra femminilità, questo è infatti un punto di forza all’interno di un macrocosmo fatto di impegno, di studio, di sacrifici, di idee, di valori. La femminilità però non può diventare valore assoluto, né tantomeno una merce di scambio. L’harem che i giornali stanno rappresentando continua a riprodurre un film già visto, con la figura maschile centrale ed immutabile, e le donne che gli girano attorno, completamente interscambiabili ed assoggettate al culto del capo che è culto del potere. Questa immagine barocca, e quindi decadente, in cui nel parossismo del piacere si perde la forza dell’individuo racconta ancora di un forte sbilanciamento, racconta di uomini che hanno potere e lo usano nei rapporti con le donne. Ma è un potere senza autorità.

È per tutti questi motivi che questa ricorrenza, dopo anni di declino, ha riacquistato la sua importanza. Quello che era scontato oggi lo è meno, ciò che era ridondante oggi è essenziale. Affermare la centralità della donna, affermare il suo ruolo essenziale nella nostra società significa dare vigore a esempi cristallizzati nella storia e nella attualità. Significa ricordare Rosa Luxemburg, Benazir Bhutto, Madre Teresa, in modo diverso protagoniste nella storia, e tributare il giusto onore ad Aung San Suu Kyi, Rita Levi Montalcini che sottolineano il loro essere donne con il fulgido esempio di una vita resa a tutta l’umanità.

Per questo auguro a tutte le donne di trascorrere con serenità la propria festa, impegnandosi affinché questa non si celebri solo l’8 marzo, ma tutte le volte in cui si rivendica la propria libertà. Quella libertà che consiste nel darsi il destino che si vuole.

 

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