Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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OLIVICULTURA, TROPPO OBSOLETI I NOSTRI METODI

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Il mercato olivicolo, ancor prima della sua apertura, mostra già un andamento dei prezzi su un profilo basso, pari a 35,00 € al quintale, che risultano essere poco remunerativi per gli agricoltori a fronte di costi di gestioni sempre più alti (contributi, costi di gestione, ecc).

E’ bene porsi delle domande. Ma i nostri oliveti, a basso imput agronomico, sono veramente remunerativi (indipendentemente dal prezzo)? È mai possibile che una coltura che viene considerata da industria possa essere raccolta ancora a mano o con mezzi rudimentali? E l’alternanza di produzione, tipica dei nostri oliveti?

La maggior parte dei nostri impianti sono di tipo estensivo con sesti molto ampi (anche 12x12 m) che andrebbero rinfoltiti con un sesto 6 x 6 m ed in irriguo. Infatti, un impianto ex-novo con un investimento unitario inferiore a 300 piante/ettaro comporta un maggior accrescimento vegetativo ed una maggiore fase improduttiva iniziale al contrario di un impianto intensivo con un investimento unitario almeno di 400 piante/ettaro, per non parlare poi del superintensivo importato dalla Spagna. L’80% della superficie ad olivo pugliese è rappresentata dal sistema tradizionale o estensivo in asciutto, con olivi consociati con vite o altre colture, con potature difficili e pericolose, caratterizzato da un elevato fabbisogno in manodopera sommato ad un elevato costo del lavoro umano, che comporta infine una bassa redditività.

Un importante fattore da considerare è il metodo di raccolta. Di seguito viene ripirtata l’efficienza produttiva di alcuni metodi di raccolta:

Metodo raccolta

Eff.produttiva Kg/h/operaio

Brucatura

15-20 Kg/h/operaio

Pettinatrice meccanica

60-100 Kg/h/operaio

Scuotitore a ombrello rovescio

100-200 kg/h/operaio

Appare ovvio che c’è un enorme differenza tra i diversi metodi, considerando che l’olivo da olio va considerato come una coltura da industria che va raccolta meccanicamente. È risaputo, inoltre, che i costi maggiori sono da addebitare alla raccolta, pari al 70% dei costi colturali dell’olivo. Naturalmente è impensabile che un singolo agricoltore con una superficie agricola limitata possa acquistare uno scuotitore, ma nessuno vieta che più agricoltori si uniscano per poterlo acquistare.

Un altro aspetto, poco considerato e ritenuto “normale” da parte di numerosi agricolturi, è l’alternanza di produzione, cioè la successione alternata di un anno di carico ed un anno di scarica. Tale aspetto si ripercuote sui costi fissi aziendali che influenzano negativamente il bilancio aziendale. Le cause scatenanti sono gli stress ambientali (stress idrici e nutrizionali), attacchi parassitari ed i meccanismi che regolano tale fenomeno di natura ormonale e nutrizionale.

Con quanto detto pocanzi non si vuole risolvere tutte le problematiche connesse all’olivicoltura, ma si vuole riflettere sulle tecniche colturali attuali, che risultano essere molto spesso obsolete e costose. Inoltre cosa succederà quando l’integrazione al prezzo comunitario sarà cessato? Tutti i nostri oliveti saranno abbandonati, forse? La mentalità degli agricoltori dovrà cambiare verso una agricoltura tecnologica, innovativa e redditizia.

 

Commenti  

 
#2 Claudio 2010-11-06 17:22
Il punto dolente della olivicoltura del nostro paese è anche evidente nella gestione della molitura delle olive nei nostri frantoi. E' molto spesso una molitura "a partita", dove ogni conferimento viene trattato separatamente dispetto agli altri per garantire al socio che dalle sue olive ne derivi il suo prezioso olio. Non c'è, come altrove, la possibilità di realizzare un ciclo continuo giornaliero, garantendo ai soci che hanno trattato le loro olive in giornata una quantità di olio pari alla resa media giornaliera. Ogni socio ci tiene alla sua resa e alla sua acidità e questo esclude ogni tentativo di riformare in maniera più efficiente e meno costosa la trasformazione delle olive in olio.
 
 
#1 Claudio 2010-11-06 17:22
Se si vuole commentare l'articolo solo riguardo la situazione della olivicoltura acquavivese e dell'agricoltur a del nostro paese più in generale, non si può non mettere in evidenza il fatto che il nostro territorio è forse eccessivamente frammentato nella proprietà terriera (molte persone hanno piccoli appezzamenti di terreno), dispersivo all'interno delle stessa proprietà (un fazzoletto di terra a Curto Martino, un altro alla via dell'Annunziata ). In più molti proprietari di terreni agricoli svolgono l'attività di campagna come "hobby", avendo spesso un lavoro principale o percepiscono ormai una rendita pensionistica. Vien da sé che l'hobbista con una piccola proprietà agricola non considera affatto le innovazioni che possono aumentare di molto la resa del suo prodotto e la produttività nelle fasi di raccolta. E non avrebbe senso in questo contesto investire pesantemente in tecnologie che necessitano comunque di un ammortamento annuale cospicuo che la resa economica del piccolo appezzamento non riuscirebbe comunque a coprire. C'è da aggiungere che i vecchi metodi di raccolta sopravvivono qui anche per altre ragioni: spesso ci si affida alla famiglia allargata (cugino, cognato, genero) per la fase di raccolta, o c'è sempre la possibilità di sfruttare il lavoro a nero (senza contributi e assicurazione a beneficio del bracciante agricolo) per mantenere comunque i costi bassi. Nel confronto tra una tecnologia come lo scuotitore ad ombrello e alcuni braccianti agricoli, vincono i secondi anche perché la manodopera può essere assunta e licenziata in base all'occorrenza soprattutto quando si ha un orizzonte temporale futuro di corto respiro (il proprietario ha una certa età e non c'è una generazione successiva disposta ad ereditare l'attività). Inoltre c'è stato qui da noi uno strappo culturale tra generazioni diverse: quella più anziana, ancorata alle tradizionali pratiche agricole, ha etichettato come presuntuosa saccenza i consigli di chi ha frequentato le scuole diplomandosi e laureandosi in quelle discipline (penso all'agronomia, ma anche al marketing e alla contabilità) che avrebbero permesso alla agricoltura locale di fare il grande passo verso la modernità. Il vecchio si è arricciato sulle sue conoscenze ormai secolari, mentre il nuovo ha trovato (semmai) altre strade per realizzarsi.
 

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