Martedì 13 Novembre 2018
   
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LOMBARDI, CARELLA, ALBANESE, L’INTERVISTA

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Tutto quello che si deve sapere sulla discarica e gli impianti in contrada Martucci o, perlomeno, le cose più importanti.
Sono i temi dell’intervista fatta il 19 ottobre scorso a Massafra nella sede della CISA, azienda di cui Antonio Albanese è amministratore unico. Gli altri due protagonisti di questa intervista sono ormai noti: Rocco Lombardi, proprietario della discarica, e Carmine Carella, ingegnere, tecnico sia della Lombardi Ecologia che della Progetto Ambiente, società che ha costruito la piattaforma in contrada Martucci e che oggi ne gestisce una parte.

Chi sperava che la sentenza del TAR avesse chiuso per sempre il terzo lotto, oggi è alquanto deluso. I rifiuti si stanno abbancando ancora in quella discarica, non solo perchè la sentenza del TAR è stata sospesa dal Consiglio di Stato su ricorso della regione, anche perché -dicono gli intervistati- c’è acqua nella nuova discarica ed era necessario fare dei lavori alla rampa di accesso. E non è tutto, ci sarebbero altri problemi.

 
Si è di fronte a una situazione di stallo amministrativo. Entro la fine della settimana prossima «noi avremo pronto il lotto, ma non possiamo dire che i rifiuti andranno nella nuova discarica, ce lo dovrà ordinare qualcuno» dice il rag. Albanese. «Noi oggi siamo sotto due ordinanze -aggiunge Lombardi- quella del presidente della provincia e quella del presidente della regione». Qualcuno, quindi, deve dire loro a quale delle due rispondere, data la loro antiteticità.

Secondo i nostri interlocutori l’attivazione degli impianti -complessivamente- oggi è difficile senza una gara d’appalto per la loro gestione, dal momento che è esecutiva sin da giugno scorso una sentenza del Consiglio di Stato che ha rimesso in gioco il COLARI e fatto fuori da quella gestione la Progetto Ambiente.
Anzi, i tre non sono per niente convinti di dover attivare tutti gli impianti entro 30 giorni dall'11 ottobre così come dice Vendola nella sua ordinanza. Perchè la Progetto Ambiente oggi,  rispetto a quegli impianti, può avanzare solo il fatto di aver sostenuto una spesa di oltre 19 milioni di euro per costruirli, null'altro. Una situazione di grande incertezza, dunque, che spetta alla regione, al commissario delegato Nichi Vendola, dirimere al più presto.

Nel frattempo la Lombardi Ecologia ha chiesto l’integrazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) non solo per incorporare il sopralzo di 50 cenLombardi_Carella_Albanesetimetri ordinato ad agosto scorso dal presidente della provincia Schittulli, ma per chiederne altri 50. Una ulteriore volumetria cutelativa «nel caso dovesse servire fino a quando non entrano in funzione gli impianti» ci ha detto Lombardi.

«L’impianto della Lombardi Ecologia è stato apprezzato nel 2004 -spiega l’ing. Carella- con un provvedimento del Commissario delegato che prevedeva la colmata finale con il punto più alto a 12,5 metri». L’altezza della discarica oggi vede il suo punto più basso a 2 m e quello più alto a 9 m, ci sarebbero -dunque- potenzialmente a disposizione altri 3 m o, perlomeno, la Lombardi è autorizzata ad arrivare fino a un massimo di 12,5 m.
 
L’altra questione cruciale è quella delle tariffe. Nella sintesi che abbiamo pubblicato giovedì scorso abbiamo parlato della preoccupante dinamica che si riverbera sulla tariffa a causa delle minori quantità in ingresso agli impianti dovute alla raccolta differenziata o alla riduzione dei rifiuti a monte.

In sostanza agli impianti bisogna garantire un tot di rifiuti l’anno al disotto del quale si può andare, ma a quel punto scatta l’aumento della tariffa di conferimento. Perchè, dice Albanese, gli impianti non possono lavorare in perdita e bisogna garantire non solo l’equilibrio economico finanziario, ma anche il profitto che ci si attende.

Al di là di questo pernicioso meccanismo, la tariffa di conferimento non sarà più di 58 euro, come quella menzionata nel vecchio e annullato contratto.
Di tariffe, poi, ce ne saranno due, quella che i comuni pagheranno direttamente agli impianti presso i quali scaricheranno i loro compattatori, e quella di smaltimento del CDR che i gestori saranno chiamati a pagare agli impianti dedicati, cioè agli inceneritori, per il “recupero energetico” di questo combustibile. Un costo che i gestori scaricheranno sulla tariffa a tonnellata che i comuni pagheranno al bilico degli impianti in contrada Martucci.

Per avere una idea dei costi, Albanese riferisce che all’inceneritore da lui gestito a Massafra, come in qualsiasi altro inceneritore in Italia, la tariffa di smaltimento del CDR è di 60/70 euro/t alla bocca del forno. A questa va aggiunto il costo dell’eventuale trasporto, che si aggira intorno ai 30 euro/t. Insomma un costo di circa 100 euro/t solo per smaltire il CDR che per progetto sarà prodotto in 190 tonnellate al giorno, il 37% dei rifiuti in ingresso. Un costo che inciderà pesantemente sulla tariffa complessiva.
 
Chi oggi non vede l’ora che quegli impianti partano nel loro insieme e comincino a produrre CDR deve sapere che il costo alla fine potrebbe essere superiore a  quei 94 euro/t che oggi si pagano solo per la discarica e la biostabilizzazione.
Per non parlare del costo ambientale e di salute che sarà scaricato sulle popolazioni del territorio circostante l’inceneritore presso cui saranno bruciati i nostri rifiuti, qualsiasi esso sia.
 
Buona visione. 

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