Venerdì 29 Maggio 2020
   
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Codice etico - Azione Cattolica Cattedrale di Acquaviva delle Fonti

ACI Cattedrale_Acquaviva


“... né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa” (Matteo 5, 15)

L’Azione Cattolica della Cattedrale di Acquaviva delle Fonti offre al suo paese un codice etico per l’economia ed il consumo locale.

Lo fa rivolgendosi a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, perché gli insegnamenti degli ultimi due mesi rilancino il desiderio di cose alte.

 

Il Presidente dell’Azione Cattolica della Parrocchia Sant’Eustachio - Cattedrale

Dott. Giuseppe Di Giovanni

 

 

 


“… studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e
non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda.”


Papa Francesco
Messaggio per “Economy of Francesco”


Non sapevamo che sarebbe potuto arrivare un virus a scardinare le certezze su cui poggiavano le nostre vite, né immaginavamo che potesse accadere un evento globale che sconvolgesse all’unisono tutti i paesi del mondo.
Non potevamo neanche concepire che tutto ciò potesse originare dalla Cina, faro della produzione, simbolo del commercio in continua espansione, seconda potenza economica mondiale.
Non immaginavamo di vedere gli USA, faro del mondo libero Occidentale, al primo posto su scala mondiale per numero di morti, alcuni dei quali ammassati in fosse comuni per impossibilità di pagarsi il funerale ed un posto al cimitero.
Eppure è accaduto.
L’ansia di ritornare alla normalità ci fa fare congetture su ciò che verrà e pianificar programmi di ripresa: mentre la pandemia è il nostro presente, il nostro sguardo angosciato continua ad essere proiettato al futuro, com’è prevedibile in un’epoca in cui a farla da padrone è la frenesia smisurata della crescita.
Nessuna riflessione, nessun giudizio critico sembra essere rivolto al passato: sembra che chiedersi se fosse davvero normalità quella che vivevamo, sia tempo sprecato.
Ci siamo spesso detti in questo tempo che siamo in guerra, fenomeno che com’è noto porta distruzione: tuttavia, le nostre infrastrutture sono intatte, non ci sono fabbriche distrutte, non necessitiamo di manodopera che rimpiazzi i caduti, non c’è alcuna ricostruzione da fare se non quella del nostro modo di intendere e praticare l’economia.
Mai come in questo tempo ci siamo accorti di quanto sia stato sbagliato fare dell’ “Est” la fabbrica del mondo. Nel momento di massima emergenza abbiamo compreso che delocalizzare in Cina le attività produttive, per mere logiche di profitto immediato, non sia stata una scelta saggia: il Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ci ha ricordato il 14-03-2020 che “non abbiamo una produzione nazionale di dispositivi di protezione individuale perché il mercato le ha sempre considerate a basso margine (di profitto)”. E la maggior parte dei DPI tuttora giunge dai paesi orientali.
Il passato prossimo che, negli ultimi decenni, ci ha condotti fino qui oggi pesa  come un macigno sulle nostre vite: ignorarlo è poco intelligente.
Interroga l’Italia, che ha visto crescere il numero dei poveri, dei disoccupati, che vedeva proliferare il fenomeno del precariato, che alla monotonia delle regole del mondo del lavoro preferiva l’ebbrezza della flessibilità e delle privatizzazioni a tappeto: a distanza di anni, ci ritroviamo a necessitare in massa di competenze statali che è lo Stato stesso ad aver abiurato nei fatti, per esempio di una sanità pubblica che di pubblico ha sempre meno. Soprattutto, ci ritroviamo con una generazione la cui maggiore povertà è sostenibile solo grazie alla ricchezza di quelle precedenti. paese: nei decenni passati il numero degli abitanti cresceva costantemente, i canoni di
affitto ed i costi dei nostri immobili aumentavano, la ricchezza degli acquavivesi era superiore alla media del Sud Italia.
Ma quegli anni sono finiti e le scelte di ieri, reiterate oggi, ci stanno consegnando un paese sempre più vuoto, più povero, più vecchio.
La desertificazione che notiamo nel nostro paese, la serrata di diverse attività commerciali potrebbero ben rappresentare il nostro futuro se non dovessimo cambiare, radicalmente, i nostri stili di consumo.
Il virus ci sta facendo capire che siamo un corpo unico: non possiamo riscoprirci Comunità e di gustarne il significato più pieno.
Cosa possiamo fare?
Vogliamo proporre un “codice etico” ai Soci di Azione Cattolica, alle Istituzioni, a tutti gli abitanti, alle Associazioni ed ai Commercianti di Acquaviva che vorranno accoglierlo, perché a vincere non siano i virus della sfiducia, della paura, dell’oblio.
Non abbiamo dubbi sul peso e sulla gravità delle nostre proposte, certamente perfettibili ed integrabili: ma i Cristiani, mossi solo dall’intento di unire e mai di dividere, credono in un Dio che rischia e sappiamo bene che non c’è tempo più propizio di questo per cambiare la rotta stantia in cui camminavamo.
UN PATTO PER UN CONSUMO LOCALE E SOSTENIBILE
Invitiamo gli acquavivesi a spendere, per le proprie necessità di consumo, quanto più possibile nel nostro comune. Dimentichiamo spesso che quando acquistiamo un bene nel luogo in cui viviamo, contribuiamo a renderlo più vivibile per noi. Siamo parte di un’unica comunità, l’impoverimento degli esercenti ricade su ognuno di noi e sulla vitalità del paese stesso. Diversamente, i consumi fatti on-line o nei grandi magazzini ci consentono di ottenere solo il prodotto o servizio richiesto, senza alcun contributo per il miglioramento del nostro contesto di vita.


GARANTIRE AI LAVORATORI UNO STIPENDIO DIGNITOSO 
“Infine il lavoro va rimunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale, sociale, culturale e spirituale, tenuto conto del tipo di attività e grado di rendimento economico di ciascuno, nonché delle condizioni dell'impresa e del bene comune” (Gaudium et spes, n. 67) Sono tanti ad Acquaviva i casi in cui i lavoratori non hanno ricevuto e non ricevono per mesi lo stipendio a cui hanno diritto, talvolta anche a causa di ricatti occupazionali.
Spesso ciò stride con il tenore di vita ostentato dai datori di lavoro.
Questo mortifica il tessuto sociale del nostro paese, amplifica le disuguaglianze creando malcontento, non consente una vita decorosa delle famiglie in cui uno stipendio è l’unica fonte di sostentamento.
Chiediamo pertanto ai titolari di attività commerciali di garantire la tutela concreta dei diritti dei propri dipendenti, assicurando un equo compenso e l’abbandono di pratiche abusive di ogni genere.
GARANTIRE PREZZI EQUI EVITANDO SPECULAZIONI
“L'attività economica deve essere condotta secondo le leggi e i metodi propri dell'economia, ma nell'ambito dell'ordine morale, in modo che così risponda al disegno di Dio sull'uomo” (Gaudium et spes, n. 64) Abbiamo assistito ai tanti tentativi di speculazione sui dispositivi di protezione individuale da parte di molte aziende produttrici.
Assistiamo tuttora ad un incremento del costo dei prodotti anche primari, come gli alimenti.
Garantire prezzi giusti dei beni di consumo evitando giochi al rialzo le cui prime vittime sarebbero i nostri stessi concittadini, è garantire giustizia.
Invitiamo pertanto tutti a non cedere a logiche speculative o di profitto ad ogni costo e le Istituzioni a vigilare attentamente su questo fenomeno.
RIDURRE I CANONI DI LOCAZIONE DI ABITAZIONI E LOCALI COMMERCIALI
Basta guardarsi intorno per comprendere quanti immobili ci siano in vendita ad Acquaviva, vuoti. Spesso sono tali perché i prezzi di vendita o i canoni di locazione sono inaccessibili o ancora perché i lavori di ristrutturazione inconciliabili con il cost e lo stato dell’immobile.

La chiusura delle attività commerciali, il mancato fatturato di due mesi renderà molto difficile, in alcuni casi impossibile, il riavvio delle stesse.
Invitiamo pertanto tutti coloro che hanno concesso in affitto dei locali commerciali o anche degli appartamenti ad un gesto di altruismo nei confronti dei conduttori, specie se questi versano in condizioni economiche critiche. Tale riduzione potrebbe fare la differenza per la vita stessa di alcuni esercizi commerciali, consentendo quindi, al locatore di continuare a percepire un’entrata costante.
Invitiamo inoltre l’Amministrazione Comunale a fare tutto ciò che è possibile per poter procedere ad una riduzione dei canoni di affitto per impedire ad Acquaviva di proseguire nella strada del declino anche demografico verso cui si è avviata.
LO SPRECO DEL DENARO VA ELIMINATO
Quanti di noi conoscono concittadini che dilapidano i loro soldi in una ricevitoria? I centri scommesse ad Acquaviva sono tanti perché hanno la possibilità di pagare gli affitti dei locali in ragione dei loro molti introiti, che coincidono con le perdite degli scommettitori: una stima pro capite della spesa annuale in scommesse è di circa 3200 euro per 7000 scommettitori nel nostro paese.
Noi crediamo che questo sia il tempo della creatività, non della distruzione. Per cui invitiamo tutti a relegare questo tipo di impresa e di attività, di cui non abbiamo più bisogno, ad un’epoca ormai condannata dalla Storia.
REGOLARIZZARE I LAVORATORI E PAGARE LE TASSE E’ INDISPENSABILE
“La sottomissione all’autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l’esigenza morale del versamento delle imposte” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2240).
Siamo perfettamente consci dell’elevata pressione fiscale sulla classe media, che non sempre si traduce in servizi resi al cittadino. Siamo altrettanto consci, tuttavia, che solo l’impegno democratico, la partecipazione e, quando necessaria, la civile protesta popolare possano essere le soluzioni percorribili e che in nessun modo sia giustificabile l’evasione fiscale.
Allo stesso modo, mai come in questi giorni ci rendiamo conto di quanto ingiusto sia il lavoro in nero: impedisce di individuare correttamente le persone in reale stato di necessità economica, determina ingiustizie nella distribuzione delle risorse messe a disposizione dal Governo, non permette ai lavoratori di versare i contributi ai fini pensionistici. Si tratta sovente dei braccianti agricoli, sia italiani che stranieri, e che spesso versano in condizioni di precarietà talvolta grave, condizioni su cui si espresse anche il Concilio Vaticano II: “… o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose.
quelli che le subiscono e ledono grandemente l'onore del Creatore.” (Gaudium et spes, n. 27).
Abbiamo avuto, abbiamo ed avremo bisogno di una sanità pubblica: non solo durante l’epidemia COVID19, ma anche per assicurare prestazioni gratuite ai pazienti oncologici o agli aventi diritto di esenzione per reddito.
Necessiteremo degli ammortizzatori sociali, degli assegni ordinari di invalidità, di tutte le altre misure che compongono il welfare di uno Stato.
Pier Paolo Pasolini, nel 1975, avrebbe dato “l’intera Montedison per una lucciola”: quarantacinque anni dopo assistiamo ad una riduzione globale dell’inquinamento atmosferico, i delfini si riavvicinano alle coste, i canali di Venezia improvvisamente appaiono limpidi.
Forse era necessario un virus invisibile per comprendere che “Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data” (Papa Francesco, “Laudato si’” 67) e che contribuire al bene comune è necessario non solo agli occhi della legge, ma anche del Vangelo.


13-05-2020
L’Azione Cattolica Parrocchiale

codice etico.2

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