Venerdì 29 Maggio 2020
   
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Save the Children: il Coronavirus non è solo un'emergenza sanitaria

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L’ORGANIZZAZIONE A DIFESA DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA LANCIA UNA CAMPAGNA DI SOSTENO DEI MINORI E DELLE FAMIGLIE PIÙ VULNERABILI

 

L’emergenza Covid-19 è una crisi sociale e sanitaria senza precedenti. Non solo per l’alto numero di persone contagiate, ricoverate o decedute, ma anche per gli effetti devastanti che il virus ha avuto sulla vita della popolazione, alle prese con la chiusura delle scuole, il distanziamento sociale e il quasi totale isolamento. Tuttavia, un dato che spesso sfugge alle analisi, è l’impatto che tale emergenza ha avuto sui bambini e sugli adolescenti, con lo stravolgimento della loro vita quotidiana e, in molti casi, con la perdita dei loro affetti. Un impatto che avrà effetti drammatici anche nel lungo periodo. Vista l’attuale situazione di emergenza in cui versano moltissime famiglie e comunità, Save the Children ha avviato un intervento programmatico straordinario – la campagna “Non da soli” - per affrontare la crisi dal punto di vista dei bambini, con una particolare attenzione a tutti i ragazzi in maggiori difficoltà.

La situazione dei minori infatti è peggiorata in questi ultimi mesi. “Il disorientamento legato alla chiusura delle scuole e l’impossibilità di poter relazionarsi con i propri insegnanti o i propri compagni ha stravolto la loro vita.” così commenta Agnese Curri, Referente Regionale dei Programmi per la Puglia, che ogni giorno lavora per coordinare le équipe educative dei vari progetti di Save the Children presenti sul territorio pugliese. “Tutti i nostri beneficiari esprimevano questo disagio. Per questo ci siamo attivati immediatamente, per continuare ad offrire i nostri servizi ai minori e alle loro famiglie. Anche se i centri come luogo fisico sono chiusi, i progetti sono ancora attivi.” L’Organizzazione, in Puglia, ha attivi diversi programmi di contrasto alla povertà educativa e di sostegno alle famiglie più vulnerabili. La sola città di Bari ad esempio ospita numerosi progetti, che coprono tutte le fasce d’età. L’operato di Save the Children ha una particolare attenzione ai neogenitori e alle famiglie molto numerose, che qui al Sud sono un numero cospicuo, e spesso vivono in ambienti precari e angusti, dovendoli dividere con tanti bambini.

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L’impatto delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria

 

 

La situazione della povertà in Italia negli ultimi anni è peggiorata. Il dato più tragico però, è che la fascia dei minori è la più colpita da ciò rispetto alle altre classi di età. In questo contesto, l’emergenza sanitaria ha ulteriormente acuito le disuguaglianze e gettato nel baratro della povertà sempre più famiglie, e di riflesso un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi. Nel solo 2018, si era stimato che i bambini in povertà assoluta fossero diventati 1milione e 260mila. Le misure restrittive attuali, che di fatto hanno portato all’impossibilità di molte famiglie di lavorare, peggiorerà la situazione. Sono emerse nuove situazioni di povertà: famiglie che prima riuscivano a portare a casa da mangiare con lavori saltuari, precari o a nero, e ora hanno perso il lavoro. Famiglie che da un giorno all’altro hanno dovuto lottare per l’acquisto di cibo, che hanno dovuto recidere i contratti di Internet o del telefono pur di sopravvivere.

A questa situazione economica, si aggiunge un altro dato drammatico: l’interruzione dei percorsi scolastici. La scuola presentava enormi sacche di esclusione già prima dell’emergenza. Con lo stop alle lezioni, sono emerse numerose problematiche educative e didattiche. La dispersione scolastica potrebbe tornare un problema, ma ancora più concreta è la possibilità di un summer learning loss: una perdita delle nozioni apprese, dovute all’interruzione del normale percorso scolastico. Un’interruzione che normalmente durava i tre mesi estivi, ma che nella situazione attuale ne durerà almeno il doppio. Un’interruzione che avrà conseguenze gravi sulle competenze e sulle conoscenze delle future generazioni. Un problema ulteriormente esacerbato dal digital divide tecnologico del Sud. In Italia il 12.3% dei minori non ha computer o tablet. Nel Mezzogiorno arriviamo al 20%: 480.000 ragazzi senza dispositivi. Le differenze geografiche sono evidenti.

Gli assi di intervento di Save the Children

“Abbiamo programmato il nostro intervento lungo quattro assi d’azione” – spiega Agnese Curri – “educazione, contrasto alla povertà, supporto psicosociale e potenziamento delle comunità.” Inizialmente l’Organizzazione ha distribuito beni di prima necessità e buoni spesa, riuscendo a coprire i bisogni delle famiglie nel periodo precedente all’intervento governativo. Sul versante educativo invece, è stato avviato un supporto sia agli studenti che agli insegnanti. Le famiglie si sono ritrovate a dover badare non solo alla situazione economica, ma anche all’istruzione dei figli, con tutte le difficoltà connesse. Il problema più grande è la mancanza di dispositivi capaci di collegarsi ad Internet. Molte famiglie hanno un solo dispositivo da dover dividere fra più bambini, o non ne hanno proprio. Ci sono poi i problemi di connessione, o addirittura venivano fate richieste assurde, come lo stampare i compiti assegnati. Il Sud in questo è indietro, e molti bambini vivono in un isolamento informatico e digitale che di conseguenza porta all’isolamento dalla scuola e dai compagni stessi. “Noi cerchiamo di intervenire dando un supporto ai ragazzi, per ripristinare una parvenza di normalità. Stiamo fornendo un supporto anche ai docenti e alle scuole; l’obiettivo è far capire loro che le varie piattaforme non devono essere solo un mezzo per dare compiti su compiti, ma anche per arrivare al bambino e alla bambina, e individuare le situazioni di maggiore vulnerabilità. La piattaforma deve essere uno strumento di relazione fra le famiglie e l’istituzione scuola, di diffusione delle conoscenze, e poi vengono i compiti” chiarisce Agnese.

Dal punto di vista economico mancano beni prima necessità. L’Organizzazione sta portando avanti una battaglia per far sì che vengano individuati come tali anche omogeneizzati, pannolini e prodotti per la primissima infanzia. Altro supporto fornito è quello psicologico e di orientamento legali, per aiutare le famiglie nell’interpretazione dei decreti ministeriali in merito al Covid-19. Un aiuto fortemente richiesto soprattutto da tutte quelle famiglie che si sono trovate dall’oggi al domani senza lavoro e senza prospettive certe.

Il futuro dei bambini e dei ragazzi nel post-Covid

I minori oggi vivono sotto il fuoco incrociato di numerosi problemi. Un’educazione fragile, lo spettro della povertà, ma anche situazioni di abuso che la quarantena e l’isolamento domiciliare ha solo peggiorato. “I bambini stanno recependo tutte le ansie, le frustrazioni e le paure del mondo adulto; ascoltano i problemi dei propri genitori che esprimono la paura di perdere il lavoro, la precarietà, l’incertezza del futuro. Non dovrebbero viverle e ascoltarle, ma lo stanno facendo proprio ora. Non possiamo dimenticare i minori e i loro bisogni.” dichiara Agnese.

“Lo sentiamo da quanto ci viene raccontato dalle équipe dei progetti. Le famiglie ringraziano Save per il fatto di esserci, in un momento così difficile e già da subito. Abbiamo evitato la discontinuità. Anche il semplice mantenere attivi i laboratori per bambini, da parte dei piccoli è stato apprezzato moltissimo. Tante mamme erano disorientate, e abbiamo avuto tantissime richieste di aiuto, anche semplicemente per far fronte alle loro paure. Molte famiglie si sono appoggiate a noi, e sono emersi tantissimi problemi. In un incontro di coordinamento è emerso che beni necessità è anche il fatto di colorare: fogli e pennarelli. Avere il cibo ma non avere nemmeno un pennarello per divertire un bambino diventa un problema. Anche quello è cibo.”

“Per questo dico che prima l’emergenza l’abbiamo subita, non potevamo scegliere, ma ora la possibilità di scegliere come uscirne ce l’abbiamo, e dobbiamo sfruttarla al massimo. Fino ad ora siamo riusciti a rispondere ai bisogni immediati di tutti quei bambini e quei ragazzi che avevano bisogno di aiuto. Lo abbiamo fatto non da soli, ma anche grazie al lavoro di tutte le équipe di educatori dei vari partner locali e dei volontari Save, che si sono subito attivati fin dalle prime ore dell’emergenza, e cui va il mio più sentito ringraziamento. Ma adesso bisogna pensare come uscire al meglio, con il benessere dei bambini in mente, e nel rispetto delle regole sanitarie. Noi stiamo intervenendo per chiunque, dai bambini piccolissimi agli adolescenti, italiani e stranieri, ma ora l’importante è che i minori ritornino al centro del dibattito.”

DAVIDE COLAFEMMINA

 

[Articolo tratto dal Mensile cartaceo "LA VOCE DEL PAESE"
ANNO XII - N. 5 del 1/5/2020 - Edizione Acquaviva pp.20-21]

 


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